Il castello e il cuore

Il tuo cuore? Un castello. Grande, circondato da spesse mura, è ben protetto davvero! Par quasi impenetrabile! “Apri il cancello, o tu, padrone, fammi entrare! Io ti voglio conoscere.”

Chi è questo che oggi scombussola il mio castello? Come si permette di aprire porte, di camminare i miei corridoi, di salire le mie scale? Mi domanda, mi chiede. “Perché c’è dello sporco in quella stanza? Perché quel vetro è rotto?” Come si permette?

Il padrone mi ha aperto il cancello, ma non sono sicuro mi volesse qua dentro. Si arrabbia spesso solo per il fatto che respiro, che domando, che mi muovo. Mi vuole come un’ombra, un fantasma! Vorrebbe che seppur dentro, tra le stanze, non possa toccarle, non possa viverle. Perché?

Il mio castello era protetto, era solido, ben costruito, nessuno poteva danneggiarlo, o solo scalfirlo. Ora mi sento in pericolo. Qualcuno è entrato e sento che è vivo e la sua vita vive tra le stanze e nei corridoi, ha potere su di me, sul castello. Tutta la sicurezza di quelle mura è venuta meno. Ho paura.

Volevo entrare in questo castello perché ne ero attratto. Ho bussato con insistenza e mi è stato aperto. Non mi sento accolto però, il padrone mi teme come se fossi un ladro, io lo sento, ha paura e io con lui. Non potrà mai ospitarmi se non lo desidera veramente. Me ne vado.

Perché se ne va? Oggi che cominciavo ad accettare la sua presenza? Proprio oggi che mi ero abituato a lui, ai suoi passi, a come riordinava uno scaffale, a come si sedeva su quella poltrona. Dove vai, amore? Perché non rimani?

E’ questo l’amore? Così penso mentre cammino nel corridoio, verso la porta e lei mi corre incontro, chiedendomi di restare. E’ questo l’amore che fa vacillare ogni scelta? Che ti fa accorgere di quanto ci tieni ad una cosa solo quando ti viene a mancare? Perché tutta questa paura da affrontare ogni volta? E’ esasperante. Ma mi giro e riappendo il cappotto.

Giacomo

Foto by Giacomo, Castello di Neuschwanstein, 2008.

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3 thoughts on “Il castello e il cuore

  1. Forse è proprio questo, l’amore. Forse nemmeno conosciamo il nostro castello, non ne sappiamo un cazzo di niente su quello che siamo, su come sono fatte le nostre segrete e le cantine.

    Sempre più penso all’importanza della comprensione, come unico strumento verso una reale cessazione della paura. Comprendere significa accogliere ogni aspetto del proprio castello e di quello altrui, significa essere buoni ospiti.

  2. Sicuramente è una descrizione così puntuale della mia ultima storia, da avermi messo i brividi.

    Però, mi è venuto un dubbio: magari il padrone, invece, ti dà accesso a ogni stanza, ti dà le chiavi delle segreta, ti dà quella fiducia che non ha concesso a nessuno, mai. Ma tu, ospite abituato a non essere accolto sul serio, in modo profondo, diffidi, interpreti ogni gesto come esplusivo, attribuisci a ogni parola un senso negativo, fraintendi le intenzioni, tralasci i piccoli oggetti e messaggi di cui il padrone riempie le stanze, perché tu possa sentire la sua cura per te in ogni momento.

    E, allora, inizi a dubitare di ogni istante in cui il padrone non è in casa, frughi tra quelli che pensi siano i suoi segreti e invece rappresentano solo la sua storia, lo accusi di trascurare il suo castello per perdersi in quelli altrui, in cui invece il padrone fa solo visite da buon vicinato. E non dichiari neanche apertamente i muri che stai costruendo all’interno del suo castello, lavori solo e di notte mentre lui dorme sereno e fiducioso, fino a quando una mattina si sveglia incatenato dalle tue accuse e della tue minacce. E ti guarda andare via disperato, notando per la prima volta ciò che hai fatto al suo piccolo mondo e rendendosi conto che non potrà mai farlo tornare quello di prima.

  3. Chissà, forse l’amore consistre proprio nel dire: “ma mi giro e riappendo il cappotto”. L’amore è nella fedeltà dello stare lì, rimanere, guardare lo sporco… e poi pulire, insieme.

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