Lettera sul litigio

Egregia redazione,

come mi devo comportare con qualcuno a cui saltano i nervi per questioni che a me paiono futili?

Una possibilità a cui ho pensato è portare pazienza, soluzione che va sempre bene, applicabile in ogni caso anche per i torti più gravi, al punto che si può arrivare al: “Mi hai ammazzato? Aaaah (sospiro), pazienza!”. Ho sempre pensato che sia una forma di saggezza che si miscela alla follia. E poi portare pazienza senza accumulare risentimento è una nobile ma difficile arte. Ho constatato che la pentola a pressione dei torti inghiottiti senza ribattere può esplodere dopo anni con conseguenze intuibili.

L’altra possibilità è sbottare a mia volta. L’alterco che ne segue può svilupparsi da poche battute a furiose litigate con eventuale uso di mani e armi dapprima contundenti, poi da taglio e infine da fuoco. Taluni sostengono che a un’aggressione, poco importa l’entità, si debba rispondere a tono, in modo da marcare un limite, per essere rispettati, perché libertà e dignità vanno difese attivamente da chi le vuole calpestare.

I furbetti diranno che questi sono i due estremi: Gesù e un pessimo carattere, pronto ad esplodere in ogni momento, ma fra bianco e nero c’è una grande gamma di grigi. E grazie al c****, qual è la gradazione corretta caso per caso? Questa via di mezzo è una non-risposta. “Quanta farina ci vuole?” “Né troppa né troppo poca”. Prova a fare da mangiare con un ricettario così!

Torniamo a Gesù, che dalla manica della tunica tira fuori un’altra soluzione: “Pensa a come vorresti essere trattato tu da qualcuno contro il quale sbotti, a tuo parere, per un nonnulla!”. Si può trarre effettivamente qualche consiglio interessante da quest’immedesimazione nell’altro, in chi ci sta di fronte, nel nemico insomma. Ma solo fino ad un certo punto, perchè mica vogliamo essere trattati tutti allo stesso modo: c’è chi paga per essere frustato da donne vestite di pelle, cuoio e chiodi. E poi non sempre ciò che vogliamo è ciò che ci fa bene: spesso è proprio essere trattati come non vorremmo che poi ci fa crescere e migliorare.

La fo breve: voi che la sapete lunga sulla vita, che avete studiato, che scrivete poesie, mi dite che cosa devo fare se mia moglie dà in escandescenze perchè non lascio lo spazzolino al suo posto?

Lettera anonima

PS: confesso che lo spazzolino non era il mio.

PPS: l’ha trovato galleggiante nel water.

PPPS: più di una volta.

3 pensieri su “Lettera sul litigio

  1. ahah grande, Nicc!

    Ecco la mia risposta (poi son curiosa di leggere quelle degli altri ;-))
    credo che una relazione di coppia comporti tre dimensioni: tu, lei e voi. Ora, se tu e lei non cambiate qualcosa, è impossibile che il voi, la relazione cambi. Ma se cambi solo tu, è possibile che il voi non cambi abbastanza. Quindi: fossi in te, esprimerei il mio disagio rispetto alle sue inscandescenze, e chiederei anche a lei di modificare un po’ il suo comportamento. Lei dovrà cercare di capire il tuo punto di vista, e provare a reagire in modo meno aggressivo e tu, da parte tua, potresti provare a modificare quei comportamenti che la fanno arrabbiare. Sulla pazienza, invece, non conterei troppo perché – come giustamente sottolinei tu – ha i suoi limiti.
    Poi, sai, è sempre facile dall’esterno dare consigli, dire quel che sarebbe meglio fare… la parte difficile è la pratica!
    In bocca al lupo, quindi.

    Un abbraccio!

  2. Mi viene in mente ancora una cosa: se le sfuriate della tua dolce (!) metà sono molto frequenti, forse devono essere interpretate come la manifestazione superficiale di un malessere piu` profondo, rispetto alla relazione o rispetto ad altro. Il problema, allora, non consisterà nel modificare i singoli comportamenti che la fanno arrabbiare ma nel capire perché si arrabbia “per niente”.
    Una bella impresa 😛

  3. 😀 per fortuna non c’è nessun problema grave di coppia, in realtà questo testo è nato partendo da una frase di Battiato che diceva di aver preferito vivere da solo perché non si può riflettere sugli assoluti litigando per dove si abbandona lo spazzolino.
    Da lì pensavo all’attimo in cui qualcuno sbotta, o meglio l’attimo successivo: come è meglio rispondere. Ma è un riflettere ozioso perché le nostre reazioni in momenti del genere sono davvero difficilmente programmabili. Io sono anni che mi propongo di ribattere serenamente a un’email scritta con tono aggressivo eppure non ci riesco mai, figuriamoci ribattere serenamente a un’aggressione verbale che impone risposta immediata!

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