Due mondi

Il mondo dei giovani non è il mondo dei giovani: è il mondo del futuro. Il mondo degli adulti, che si ostinano a chiamarsi tali, è il mondo dei vecchi: il mondo del passato. In Italia non c’è più una sola Italia, nemmeno due Italie, nemmeno due Europe. Ci sono due mondi differenti: quello dei giovani e quello dei vecchi. Il mondo del passato guarda al nostro mondo attraverso un cannocchiale, ma le lenti della statistica, degli studi sociali, dei talk show sono lenti distorte, che ne falsano l’immagine.

Come possiamo pretendere di essere capiti? Come possiamo pretendere che il vecchio accolga il nuovo? Non è possibile! Il nuovo prende il posto del vecchio, lo sostituisce e l’unico vera relazione tra questi due mondi avviene grazie a quei giovani e a quei vecchi che cercano sinceramente di stabilire un contatto, un ponte tra i due mondi. Sono pochi.

Per tutti gli altri, per tutti i vecchi che non si sforzano di andare incontro al nuovo, il futuro è già deciso: l’unica traccia che rimarrà di loro sarà la ferita incisa sulla scorza del pianeta, tracciata con un coltello la cui lama è l’effetto serra, la cui emorragia è lo scioglimento dei poli e gli stravolgimenti che verranno. Ma cosa rimarrà dei loro valori? Cosa rimarrà dei loro modelli?

Io che sto dentro al mondo del futuro vedo tra i giovani un enorme oceano di possibilità, di gente che ha voglia di tutto meno che di farsi studiare come topi da laboratorio dagli antichi abitanti di queste terre. Vedo gente che ha voglia di fare, che magari non sa come o cosa, ma ha voglia di fare.

Siamo il mondo del futuro, per la puttana, siamo tutto quello che rimarrà tra quarant’anni. Non c’è nessuna battaglia, perché è una sfida vinta in partenza il cui risultato è dettato dalla legge del tempo, più antica dell’umanità stessa. E siamo noi giovani che dobbiamo averlo chiaro, siamo noi giovani che dobbiamo lavorare ogni giorno per fare, per ricavarci lo spazio, per respirare e modellare l’Italia (ed il mondo?) come preferiamo.

Abbiamo l’unica vera opportunità: il tempo. Dobbiamo solo metterci all’opera.

Giulio

Fotografia di Desirèe Munter

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