L’autostoppista

“Perchè non vai tu in farmacia a prendere gli antibiotici per G*?!”
“Uhhm, cavolo!!! Proprio oggi che sono a casa…!”
Ma sì, cosa mi costa poi alla fine? Niente. Anzi, approfitto per ascoltarmi uno dei miei CD preferiti mentre guido. Mi vesto, esco di casa, salgo in macchina. Stamattina la temperatura è parecchi gradi sotto lo zero, il cielo un po’ velato.
Inserisco il mitico CD: ma quanto mi rilassano questi suoni…
Mentre guido ascoltando la musica mi focalizzo sul mio respiro e faccio uno screening del mio stato psicofisico. Ho fame! Nessun problema. Apro il porta-oggetti e tiro fuori uno squisito dolcetto al farro e cioccolata. E mentre mastico con la bocca piena, intravedo in lontananza un autostoppista. Anzi no, è una ragazza. Rallento e la guardo attentamente. Mi fermo.
“Ciao! Vai a Trento?”
“No. Però sali lo stesso. Ti allungo volentieri fino a Civezzano.”
“Grazie, grazie! Troppo gentile!!”
“Figurati! Per così poco. Ma da dove vieni? Come mai fai l’autostop di domenica?!”
“Ero andata dal mio moroso. E oggi devo lavorare. E sono senza macchina, e senza corriere…” “E dove lavori?”

“In un ristorante a R*.”
“Brava! Anche la domenica c’è gente che non può rimanere a casa.”
“Eh, sì. Mi sono diplomata e non sono ancora riuscita a trovare il mio lavoro.”
“Non sei l’unica. Comunque non mollare. Continua a insistere. Continua a battere!”

Una ragazza positiva, semplice e carina. Mi ha fatto tenerezza: si vedeva in viso che era un pochino provata e stanca. Tuttavia gli occhi erano puliti. Dai suoi movimenti intuii una certa insicurezza.

“Ma chi è il tuo ragazzo? Te lo sei trovato da un posto un po’ fuori mano!”
“Abbastanza! Abita a P*. Si chiama E* V*.”
“V*? Ma ha una sorella di nome G*?”
“Sì, sì!!”
“Ah, la G*! La conosco. Ma è molto che non la vedo.”
“Ehi… Grazie per il passaggio!!!”
“Ma dai! Ti ho già detto che non mi costa nulla. Lo faccio volentieri.”
“Sai, ieri notte ero sotto l’acqua e nessuno si è fermato. Voglio dire. Sono solo una ragazza. A chi potrei far paura…! Eppure nessuno si è fermarto. Secondo me la gente ha paura. Dubita di tutti. Non si fida di nessuno!”
“Pensa che la nonna di un mio caro amico è scivolata sulla neve in una stradina un po’ fuori mano. E non riusciva a rialzarsi. Si era rotta il bacino… Nessuno si è fermato nonostante lei facesse evidenti segni. Alla fine si è trascinata in mezzo alla strada bloccando una macchina. E’ incomprensibile una cosa del genere! Eppure è il quello che è delle cose.”
“Eh, sì. Però tutto ciò mi fa un po’ di rabbia.”
“A me fa un po’ rabbia chi accetta supinamente questo stato delle cose dicendo semplicemente che il mondo non cambierà mai…”

Silenzio.

“OK. Arrivati. Anzi, aspetta in macchina mentre vado in farmacia.”

Silenzio.

“Cavolo! Mi ha detto il farmacista che non ci sono corriere per Trento… Senti, ti porto io in città. Tanto non ho nulla da fare, e mio fratello può aspettare!”
“Dai!?!?! Grazie!! Grazie!! Non so come ringraziarti!”
“Prego!”                                                                                                                                             La lasciaia a Piazza Dante. Il suo autobus stava per partire.
“Beh, io mi chiamo Demetrio! Molto piacere!”
“Piacere! Elena! Ciao e grazie ancora!”

Ho ancora in mente quegli occhi azzurri così puliti che brillavano di gioia per un po’ di altruismo. Solo una briciola di amore verso il prossimo. Niente di più.

Demetrio

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2 thoughts on “L’autostoppista

  1. Quando si ha occasione di dare uno strappo vale sempre la pena. Mi è capitata la stessa cosa qualche mese fa e mi sono fatto due chiacchiere con un tipo che mi ha edotto sui tornei di freccette!
    Ho fatto anch’io l’autostop un paio di volte, ma non in Europa. Ho l’impressione che qui da noi sia più difficile che in altre zone tipo America Latina.

  2. Hai ragione, Deme. A volte, basta davvero poco per cambiare… qualcosa. Il nostro atteggiamento perennemente diffidente, la solitudine di chi avrebbe bisogno di una mano (o di un passaggio). Bravo! 😛

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