Come sughero sul vasto mare

Siamo tappi di sughero. Se c’è una cosa insopportabile, per un tappo di sughero come me, è incontrare nel mezzo dell’oceano altri tappi di sughero. Non che non apprezzi la compagnia, il problema è un’altro.

Io sono un tappo di sughero, sono una mente che galleggia sopra un mare di inconscio, di pulsioni, di istinti. Galleggio e basta. Non affondo, certo, ma non è che abbia una meta precisa. E non sopporto gli incontri.

I tappi di sughero che incontro si credono barche. Non c’è niente di più insensato che vedere un tappo di sughero che “naviga” nell’oceano e mi fa: “Ciao barca (riferendosi a me!), vai anche tu in questa direzione?”

Lo guardo perplesso, come fosse un tipo un po’ tocco. “Direzione? Ma quale direzione! Qua si va tutti alla deriva!”,  e l’altro tappo giù a ridere. “Ma se sto andando nelle Americhe!! Mi basta issare le vele e flush, Nuovo Mondo, arrivo!”. Scarso contatto con la realtà, forse. Non me lo spiego.

Io mi sento invece un tappo di sughero, senza bottiglia né messaggio da conservare. Mi sento disperso, mi sento che se un’onda arriva, arriva, non ci posso fare nulla, se non restare a galla. Ed è già molto.

Ridacchio quando sento di persone pronte a prender con la mente le redini del’emotivo. Con la mente, con la mentucola. La mentucolina. Come prendere il mare col secchiello della sabbia.

Io sono un tappo che ride.

Giulio

Annunci

10 thoughts on “Come sughero sul vasto mare

  1. C’è un motto greco iscritto sul tempio dell’Oracolo di Delfi che dice Γνῶθι σεαυτόν il cui significato pare traducibile in «conosci chi sei e non presumere di essere di più». E’ un compito ardito coniugare la semplicità dell’essere con la sua contemporanea complessità, fare un lavoro di pulizia ma non di impoverimento. Però poi si galleggia…si arranca ma liberamente si galleggia! Che bell’immagine!
    Però leggendoti oggi continuo a intuire un sinistro senso di vanagloria tra le righe … possibile?

  2. E’ possibilissimo. La vanità, forse, la sconfiggerò più avanti, per ora ci convivo e cerco di rimanere a galla pure quando arriva un’onda di questo tipo. Rileggendomi, sento comunque e soprattutto una enorme scarica di realismo, un pizzico di cinismo e inaspettatamente anche una briciola (ma proprio poca) di umiltà acquisita. Ma in questa umiltà c’è anche della vanità e qui ritorniamo all’inizio!

    • ci penso spesso anch’io….la vanità nell’umiltà. Questa mattina mi hai fatto venire in mente un tema d’italiano (anni che furono) in cui sostenni a spada tratta che Socrate con il suo “sapere di non sapere” fosse il più superbo dei superbi…non rendendomi conto di cadere, in quello stesso istante, nello stesso tranello 🙂

  3. Ma non è nella natura del tappo, galleggiare?

    Quando il tappo non galleggia, non è forse dovuto al fatto che “sta facendo una resistenza di qualche tipo”?

    Imparare a galleggiare, imparare ad essere se stessi(e saldi in se stessi)…

    L’Oceano rimane Oceano, il tappo rimane tappo….

    Ma che squisito Incontro…

    F.

  4. Grazie, Giulietto, bella metafora.
    Credo abbia ragione Fil: il tappo, se accetta di essere quel che è, fa il suo dovere senza sforzo, galleggia beato. Quando si ostina a voler essere barca, invece, rischia di affondare e, se galleggia, lo fa con fatica, come se fosse una lotta continua. E dire che basterebbe rinunciare al(l’illusione del) controllo per stare a pancia in su in mezzo all’Oceano, a godersi le onde senza timore di annegare.

    • Siamo un po’ tutti Jeffrey qui, solo che tendiamo a non rendercene conto ^_^

      Cmq ognuno ha pescato quel che voleva, dal mio “vasto mare”. Per come lo intendevo inizialmente l’oceano è quello che sta sotto, l’emotivo, l’inconscio ed il tappo è la mente, il mondo razionale che spesso pretende di “far tutto lui” o di avere in mano le redini di un cavallo…che non è impazzito, ma semplicemente se ne sbatte della pulce che gli sta sopra (che è il tappo, che è la mente :P)

      Chiaro no?

  5. Beh Giulius, un lavoro su se stessi implica quanto meno “un porsi” dinnanzi a tale mondo inconscio.. senza ombra di dubbio in uno stato di grande umiltà. Anche perchè l’orgoglio uccide quanto c’è di bello e profondo in noi. Ma è anche vero che confrontarsi con qualcosa di Grande come l’Oceano non significa per forza essere arroganti…
    ma… degli instufabili cacciatori d’avventura! ;o)

    Marine Philip ;o))

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...