Voltare pagina?

E’ incredibile come i discorsi invecchino.
Ciò che combinava il premier anni fa ormai non ha più importanza, perchè è un discorso vecchio, obsoleto. Ne parli tanto, tanto, e poi lo vedi scivolare via, questo tema, come una nuvola che ti si ferma sopra la testa e poi passa e va. Così parlare di lei, di quella nuvola, quando è lontana, diventa cosa che non si fa, non interessante, non utile.
Così finisce nel pozzo ciò che ha combinato costui e la gente dimentica, dimentica velocemente, e finiscono nel pozzo, quello nero pitch black profondo del dimenticatoio, numerosissime cose che non andrebbero mai dimenticate. Finiscono là le memorie su Auschwitz, le parole di libertà e uguaglianza dei grandi pensatori del secolo scorso, finisce là ciò che è stato detto sui consumi, sulla crisi del terzo mondo, finisce là ciò che è scomodo e che è preferibile non vedere, va nel pozzo ciò che si sa dell’inquinamento, il surriscaldamento globale, la fame e la povertà. Va nel pozzo qualsiasi cosa, tant’è che a volte ho la sensazione che siano finite laggiù pure le parole del Cristo, del Buddha e di questi grandissimi. Perchè ormai son duemila anni che se ne parla e oggi è giusto voltare pagina, con classe però, da veri signori del ventunesimo secolo: voltiamo pagina con quel tocco leggero di dita che usiamo sul touch screen dell’iphone.

Giacomo

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