I tacchi di Marta

Marta non amava i tacchi. Continuava a chiedersi perchè tutte le donne avessero quel tipo di scarpe. Chi aveva imposto a tutte di sembrare più alte? Chi aveva imposto a tutte di camminare in punta di piedi? Più guardava le riviste più le sembrava che le caviglie delle indossatrici fossero piegate in avanti in modo quasi anormale. Le faceva quasi impressione. – Dio ci aveva fatto il tallone per errore? – si chiedeva. Tempo prima aveva provato ad indossare i tacchi a spillo, e quell’esperienza fu talmente forte che ancora se la ricordava perfettamente, come una specie di incubo. Di fronte alla piazza centrale, tutta pavimentata in bolognini, si era trovata impotente, come un bimbo di fronte ad un fiume in piena, incapace di attraversarla. Aveva quindi cercato un’altra strada ma si era accorta che quel tipo di pavimentazione era molto frequente e che avrebbe dovuto camminare e camminare per trovare la strada adatta a lei,  l’unica possibile in quel gigantesco labirinto. Stremata, due ore dopo, si era messa a piangere, aveva chiamato un taxi ed era tornata a casa. – Basta, coi tacchi ho chiuso! – pensava dentro di sé – tacchi a spillo o quel che sia! Questa è la mia altezza, e la mia caviglia ricomincerà a piegarsi in modo normale! – e gettò le scarpe fuori dalla finestra.

Luca era seduto su una panchina, in via Pozzi, e si chiedeva quale donna, tra tutte quelle che vedeva passeggiare, potesse essere quella giusta per lui. La cercava, ma non sapeva chi fosse, dove fosse. Per questo si guardava intorno, osservava, valutava. Ad un certo punto  notò un particolare che lo fece ridere! Tutte le donne avevano la borsetta. Non è che fosse una novità per lui, ma constatare effettivamente che non c’era nemmeno una donna senza la borsetta era tutto un altro paio di maniche. – Se prendi una donna prendi anche una borsetta – pensava sorridendo – come se le borsette fossero una parte del loro corpo, una parte del loro modo d’essere, di vivere. E a pensarci  bene – si diceva – anche i tacchi sono molto frequenti, forse non come le borsette, ma davvero sono tante quelle che…

In quell’attimo una scarpa con un bel tacco spesso gli colpì la testa come una sassata. Il suo urlo attirò l’attenzione di tutta la gente nella piazza e una ragazza, con un fare molto timido, si affacciò alla finestra per vedere cos’aveva combinato.

Giacomo

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7 thoughts on “I tacchi di Marta

  1. Ieri sera lungo la Muralla, i bastioni di Marco Polo ad Alghero, verso il Mirador d’Encamp mentre contemplavo il mare in burrasca una ragazza con i tacchi a spillo e borsetta bianca a pallini rossi salterellava fra gli antichi lastricati… aveva una sorta di
    cresta o di ciuffo in testa… ed anche un cerotto alato… ops… a lato, che fosse James sotto mentite s-poglie?

    Pablo

  2. Carino questo mini-racconto.
    Questo “Luca” non è ovviamente un mio omonimo, ma certamente un mio omologo come modo di pensare.
    Non mi resta che aspettare il mio tacco io testa.
    Trovare la donna giusta implica anche fare qualche sacrificio…

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