L’amplesso dei fantasmi

(Foto P. Congia)


E’ come su ognuno di questi giorni
tu divorassi un pezzetto del mio
esistere, del mio respirare
ed ingrandissi a mie spese
diventando più ampia del campo visivo
fino a coprire interamente
campi e nubi e l’orizzonte intero.

O meglio, come se per magia
ti trasformassi in tutto questo
e le cose parlassero con la tua voce
i tuoi denti, i tuoi svaniti respiri.
Ma non per questo
vorrei dirlo ricordo, aberrazione:
manchi da sempre e da sempre apri
i soliti sentieri biforcuti.
“Tutto – continuo a dirmi – ti produce
come un morbido succo
che sa d’anni e d’ospiti mal ricevuti”.

In dono appena la speranza
che restino, chissà dove nascoste,
briciole di vita mai posseduta
raccontata in voce notturna
sopra irrequiete spirali di fumo
o polverose tastiere di inchiostro.

Dense stagioni di rimorsi; poi che tutto
questo mio sorridere per spine evitate
o per mani che hanno imparato
il prezzo di solitudini chiassose
ha perso il valore di un tempo.

 

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One thought on “L’amplesso dei fantasmi

  1. poi che tutto
    questo mio sorridere per spine evitate
    o per mani che hanno imparato
    il prezzo di solitudini chiassose
    ha perso il valore di un tempo.

    Se non ricordo male questa parte stava anche in un’altra poesia…?
    Bella, comunque! 😛

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