L’obbligo di morire

E così, è arrivato anche per me il momento di sottopormi alla temuta iniezione. Qualche mese fa, la nostra gente si è espressa a larga maggioranza a favore dell’imposizione di un limite di tempo concesso su questa terra. Il periodo massimo di vita vissuta – si è stabilito – corrisponde a 85 anni, non un giorno di più. Domani è precisamente il mio 85esimo compleanno.
Per quanto possa sembrare assurdo, ho votato anch’io a favore di questa misura, volta anzitutto a razionalizzare le sempre più magre risorse pubbliche a disposizione. Ha ragione chi punta il dito contro il fatto che gli anziani assorbono la quasi totalità della spesa assistenziale: siamo un peso per tutti, è ora di togliere il disturbo. Del resto, 85 anni non sono pochi, non ho motivo di lamentarmi. Me ne vado, tutto sommato, in buona salute, dormirò nel mio letto anche stanotte.
Rimpianti? No, nemmeno. Sì, certo, avrei potuto evitare qualche errore (soprattutto la ripetizione compulsiva di alcune categorie di errore) ma, in fondo, mi pare di aver vissuto bene. I miei figli sembrano sinceramente dispiaciuti all’idea di doversi separare definitivamente da me, così come i miei nipoti. Credo che questo basti, come prova di una vita felice. La felicità, poi, non ho mai capito esattamente cosa fosse, non l’ho cercata, ma non escludo di averla trovata. Sì, lo ammetto: sebbene mi sia espresso a favore del limite d’età, alcune volte questo contratto d’esistenza a tempo determinato mi è parso crudele, disumano. Anch’io, come tanti vecchi prossimi alla fine, ho esclamato: «Come si permettono – un generico loro, gli altri, lo Stato, la società… – di stabilire la durata della mia vita? Che arroganza! Si vogliono sostituire al Creatore??». Ma poi le statistiche sulla spesa pubblica, le pensioni misere con cui ci tocca sopravvivere, l’inevitabile deperimento fisico e mentale a cui tutti andiamo incontro mi hanno fatto tornare alla ragione. Anche se, grazie ai progressi della medicina, sarebbe possibile vivere fino a 100, 120 anni, reputo egoistico prolungare troppo a lungo le nostre passeggere esistenze, consumando oltre modo le scarse risorse economiche ed energetiche a disposizione. È giusto lasciare il posto ai giovani: 85 anni, in fondo, non sono neanche pochi.

Arianna

da un’idea di D.

Annunci
Questo articolo è stato pubblicato in life, Racconti e contrassegnato come , , , da arikita . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su arikita

Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...