Ginepro di carne

Così.
Quel ramo di spine e di bacche
che una vipera gli striscia le radici
cocciuto che non molla la presa
lassù, coi denti, il ginepro tra le rocce.

Eppur ha freddo e beve di rado,
coraggioso arbusto che resisti
che il sole bacia più da vicino
che il silenzio del vento prima avvolge.

Così.
Che nel mondo resisti e contempli
che soffri e stringi i pugni
per quel raggio al mattino presto
che ti evapora le lacrime di rugiada.

Fatto che stai là e che vivi
che non lasci che ti si viva
che la comprensione presto ti nutre
l’amore d’aria della fotosintesi.

Giacomo

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