Simulacro

L’ho visto. Te lo giuro. L’ho visto con i miei occhi. Come una specie di fantasma. Se ne stava immobile a fissarci. E nel pieno della notte tutto è così reale. Di quell’ombra nera ne ho scorto i lineamenti, perfetti ed inquietanti. Una statua di cera. Ma sei riuscito a vederlo, tu? Quando ti sei alzato all’improvviso nel buio e ti sei soffermato con lo sguardo verso quell’ombra. Chissà se avevi comunque gli occhi chiusi mentre hai lanciato il cuscino. Mentre ti interrogavo ansimante e tu mi ignoravi. Crollavi subito nel tuo sonno profondo, lasciandomi sola ad affrontare quell’inquietante simulacro. Ero io, avvolta da una colata di cera. Io senza il cervello-cuore-anima-o-qualunque cosa sia. Quella poltiglia, insomma, che ci fa sentire di stare al mondo e provare tutte le “emozioni”. Oh, come sono romantica! Guardami mentre recito. Sono la tua diva, muta. La zanzarina che ogni notte si dimena per trovare una posizione. Sempre insofferente, sempre scontenta. “Smettila di fissarmi”. Con quegli occhi sbarrati e quella faccia di cera. Mi spaventi. Aiuto. Dai stai sveglio, fammi compagnia mentre aspetto che se ne vada. Ma non se ne andrà mai. Se non in quel terreno che il Dottor Freud chiama il rimosso. Mi chiedo quando l’ho acquisito questo fardello che dovrei rimuovere. Questo sacco della spazzatura. Questo pezzo di
carne in putrefazione. “Quando passa il camion dei rifiuti?” Non passa mai. Non passa più. Non è mai passato.

Nikka Visconti

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