10 thoughts on “L’anno che verrà

  1. No!
    Uno dei primi “trucchi” del potere è proprio quello di dire che non c’è nulla da fare, “tanto sono tutti uguali”.
    Non è vero, non è così.
    C’è un mondo intero fatto di solidarietà, etica, voglia di giustizia.

    Non bisogno arrendersi, arrendersi significa farli vincere.

    Un abbraccio a Giulio, Daniel e agli altri componenti la “compagnia del fuoco”.

    Romano

  2. Per fortuna conosco persone diverse. Che dicono NO ad un’opportunità, anche se unica, mal pagata e tutelata. E’ vero che purtroppo ci sono persone che quel posto lo prenderebbero subito (“piuttosto che niente”)…forse spesso è solo mancanza di informazione. Siamo una generazione che ha perso conoscienza di diritti e doveri, regole e contratti. E del fatto che se si accetta qualcosa a ribasso si crea solo la presa di coscienza che il ribasso è possibile: è un errore che tu fai e che tutti, in futuro pagano.
    Abbiamo anche dimenticato cos’è la protesta per un diritto, che è anche dovere ed è futuro. E come si protesta. Piuttosto si va a fare un giro in centro a fare spese.
    Ma spero ancora che chi sa possa spiegare a chi ancora non ha re-imparato. Che si possa insegnare un’alternativa all’individualità dilagante. E fare qualcosa nel piccolo può creare un’onda che arriva lontano. Forse.

    • Concordo.
      E aggiungo: conosco persone “sistemate” che sputano sangue per i diritti di altre persone che, per motivi di nazionalità, salute o semplicemente “per caso”, si trovano in situazioni assai meno fortunate. Non raccontiamocela: galleggiare o affondare è soprattutto una questione di fortuna, altro che meritocrazia e, pertanto, socializzare la fortuna che arriva è un dovere, non un optional.

      P.S: Preciso che “sputare sangue” per me significa spendere tempo, energie e anche soldi. Per ridurre (almeno) un poco le disuguaglianze che ci separano.

  3. È perfetto il concetto di “socializzare la fortuna”. penso che te lo copierò e lo userò in qualche mio scritto! Non è vero invece il discorso della fortuna, o è vero solo in parte. In realtà l’impegno ed il lavoro alla fine pagano, sempre. Quello che fai oggi con impegno, con passione tornerà, magari quando meno te lo aspetti. L’esempio piú carino di questo è quello di steve jobs e del corso di calligrafia che aveva fatto anzichè frequentare le lezioni tradizionali all’università…………

    • Naturalmente l’impegno conta, ma credo sia sopravvalutato e che questa sopravvalutazione porti a conclusioni che si oppongono alla riduzione delle disuguaglianze. Se affermiamo che l’impegno e il lavoro pagano sempre, ci tocca anche affermare che “i vinti”, gli esclusi, coloro che vivono ai margini delle nostre società non si sono impegnati abbastanza (blaming the losers); mentre “i vincenti”, coloro che hanno superato brillantemente le selezioni sociali e professionali sono arrivati fin là perché se lo sono meritato, e dunque non devono restituire niente. Se danno qualcosa, è per bontà d’animo.
      Invece no: secondo me hanno da restituire molto del molto che hanno (senz’altro) ricevuto. Non foss’altro in doti naturali, facilità di apprendimento, predisposizione verso l’acquisizione di competenze particolarmente valorizzate in questa data epoca storica, salute e affetti a sufficienza per stare a galla.
      Finché non potremo garantire un’uguaglianza di opportunità e un’uguaglianza di protezione (se cadi, c’è un materassino) parlare di meritocrazia mi sembra ipocrita.

  4. Odio questo “attrezzo”……. Ho scritto una risposta lunghissima e poi….urto un tasto e sparisce tutto………..come lacrime nella pioggia………peccato……

      • quando ho scritto che il lavoro paga, non intendevo verso gli altri, verso la società, ma verso se stesso. L’attuale società intende tutto come una “gara”, dove c’è chi vince (chi fa i soldi) e chi perde. In effetti poi rischia di passare il concetto che chi dà lo fa per bontà d’animo, per gentile concessione e non per dovere sociale. E chi chiede, o riceve, non ha un “diritto” (al lavoro, allo studio, ad un ruolo nella società…), una legittima aspettativa ma deve anche ringraziare.
        Se ragioniamo per “vincitori” e “vinti” dovremmo mettere Silvio B. tra i primi e Alex Zanotelli nei secondi?
        L’attuale società, così competitiva, genera per forza degli esclusi, dei “losers” e tenta di prendersene cura in maniera diversa. Con “generosità” individuale (“L’esercito della salvezza” o le “fondazioni” dei ricconi dei paesi anglosassoni) oppure con la costruzione di uno stato sociale (la flexsecurity Danese è l’esempio più evoluto) in Europa………..ma ora basta, sto diventando terribilmente noioso!

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