Dal Niagara all’Uzbekistan

Esco sul balcone e respiro l’aria umida della sera, il fresco che lentamente prende il posto della calura, i mille odori delle piante che si fanno più intensi. E mi vengono in mente alcuni ricordi che non rivivevo da un pezzo, ricordi dei miei viaggi, di quella sera a fare una corsa lungo il Niagara, dei colori dell’autunno che ne abbracciava lo scorrere, il cielo di quella mattina dopo una nottata di lavoro su quella spiaggia Tasmana, il vento in faccia su quel pickup mezzo scassato, viaggiando verso Pimenteiras, in Piaui. Così mi ritornano in mente sprazzi di ricordi di posti così lontani che non sembrano più nemmeno miei, che ho vissuto e che ora mi chiedo se fui proprio io, là, a vivere quelle cose, o se son ricordi di un’altra vita, vissuta tanto tempo fa. E forse è proprio così che funziona ogni volta che si cambia, che ci si ferma in un posto a vivere per un po’ di tempo. Si assaggia un’altra vita, si conosce un sapore diverso. Non che sia più buono, ma semplicemente è così, differente e pure piacevole. Un nuovo cielo, un panorama diverso alla finestra di casa, un lavoro diverso, una lingua diversa, un’usanza diversa. E sta il fatto che potrebbe diventare una droga questo vagabondare, questo farsi prendere dalla voglia di provare a vivere tante vite, indossarle e guardarsi allo specchio, come se fosse un altro abito. Infatti, quando ci si ferma, rimane quel desiderio, sopìto, latente, senso di insoddisfazione fastidioso, di saper già come va a finire, di sentirsi già pronti per un’altra vita, voglia di ripartire per un nuovo viaggio, uno zaino, un biglietto e ricominciare, magari, così, da un ostello a Samarcanda.

Giacomo

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3 thoughts on “Dal Niagara all’Uzbekistan

  1. Quelle cose e quelle persone.

    Allo stesso modo a me manca la stretta di mano di un bimbo africano a Ilha de Mocambique, quella signora madrelingua a cui ho detto “Ni de zhongwen feichang hao” (Il suo cinese è davvero ottimo), la miriade di volti passati, amati per un istante come le passanti di De Andrè. Allo stesso modo mi mancano gli amori, tutti gli innamoramenti avuti per tutti e già finiti, per tutte le cose e per tutte le persone.

    La vita è questo scorrere, questo continuo finire e trasformarsi. Spesso difficile da accettare, spesso troppo complicato.

    Sento che la vera redenzione avviene nel momento in cui si apre la mano e si lascia il passato a se stesso, accettando che tutta la bellezza che abbiamo vissuto fino ad ora non ci sarà mai più e che è per sempre nel passato.

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