Come un infinito che si manifesta

Whatever is gone is gone and wise man always make best use of time left.

– S. N. Goenka –

Io credo sia molto difficile accettare che le cose belle abbiano una scadenza. Credo sia difficile guardare nel passato ed amare ciò che è stato senza torturarsi per non poterlo avere un’altra volta indietro. Anche solo per un istante. Come l’amore.

L’amore passato è un amore grande che vive di ricordi messi in cantina. Andare a frugare tra i sentimenti vecchi è proprio come accedere ai giochi abbandonati da piccoli, alle emozioni che ci regalavano. Anche coperti dalla polvere del tempo i sentimenti passati brillano di una luce viva, poiché sono irrimediabilmente nostri, sono i padri e le madri del nostro sentire, di quello che siamo.

E’ anticamente dolce il cullarsi nel dolceamaro generato da ciò che non c’è più e che pure però è stato.

Cullarsi in un volto e in un sorriso,

cullarsi in un’aria di cristallo,

cullarsi in quella volta che all’asilo hai sbirciato sotto la gonna di una bimba,

cullarsi nel bicchiere di vino bevuto insieme ad un amico straniero che ora chissà come sta e cosa fa,

cullarsi in un momento di verità sfuggito, come la sabbia tra le mani.

Il passato è stato per un istante ed ora è dietro per in tempo infinito. E’ questa infinitudine del tempo rimanente che schiaccia gli istanti vissuti, li assottiglia e li riduce ad attimi quasi invisibili, privi di sostanza.

Il misero di ciò che è passato accade proprio quando, in un istante andato, è stato per noi possibile percepire l’infinito. Così tutto il cosmo e tutto il tempo, tutte le leggi, si sono per un attimo espresse, come un infinito che si manifesta in un infinitesimo.

Sono gli infiniti che ci attendono, tuttavia, che più mi regalano speranza, che mi impongono di non fermarmi là dove sto già bene. E’ per quegli infiniti che sono disposto ad abbandonare gli infinitesimi infiniti già passati, che seppur meravigliosi, possono (forse) essere trascesi. Questo è il tavolo verde su cui ho puntato tutte le fiches della mia vita.

Giulio

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4 thoughts on “Come un infinito che si manifesta

  1. In fondo la sofferenza è la cartina tornasole della nostra capacità di aprire la mano, quando lasciamo andare la sofferenza scompare!
    Grazie per gli apprezzamenti!
    Giulio

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