I vecchi tempi…

Ricordo occhi vispi e risate trattenute là vicino all’altare, piccoli, vestiti di rosso e bianco con in mano una campanella ed un braccio irrequieto, da furbi tonti. Chierichetti. Bei tempi. Eran ancora gli anni dove la domenica aveva un valore profondo, dove si viveva la gente e gli amici della parrocchia. Erano quegli anni dove con il sorriso ci si ritrovava a far confusione sul tavolo da ping pong od ai calcetti all’oratorio, dopo la funzione, anni dove si correva tanto all’aperto e si giocava a pallone ovunque, senza tutti quei bigotti di adesso che appena fai un salto ti legano ad una sedia per paura che ti fai male, senza tutti quei genitori d’oggi che denunciano tutti se il figlio ritorna a casa con un ginocchio sbucciato, senza tutti quei nonni che oggi disturbano poliziotti vescovi e presidenti a telefonate per sapere dove sei che fai che è ora di ritornare a casa, allora non sapevano usare quel marchingegno, sbraitavano dalla finestra e noi, semplicemente, non li si ascoltava. Mi ricordo degli scherzi, di quando un nostro amico inciampò in mezzo alla chiesa con tutti i soldi delle offerte in mano, di quelle candele che solo a guardarle perdevano cera incandescente ovunque, anche sulle persone, di quelle risate che non si riuscivano a soffocare e che scoppiavano proprio nei momenti meno indicati, quelli più silenziosi, dove magari bisognava fingersi tristi o impegnati serissimi e silenziosi come una tomba, quei momenti in cui tutta la gente se ne accorge, specie se sei un chierichetto che smorzando una risata fa un verso sonoro animalesco ed imbarazzante.
Ho nostalgia di quelle domeniche, di quella gente che sembrava una grande famiglia. Mi divertivo e vivevo meglio un giorno in più a settimana. Quella semplicità era eccezionale.
Erano gli ultimi anni delle parrocchie, prima del declino. Oggi sarò io diverso, sicuramente, ma quei posti, mi sembra, han perso il loro fascino, la loro forza vitale, i sorrisi e la presenza della gente, la voglia di esserci, ed oggi sembra che siano posti vuoti a parte quelle poche figure dei conformati, di quelli ligi al dover essere l’esempio che non sono e di quelli attaccati alla tristezza di essere vecchi ed alla rabbia di non potersi più cambiare o tornare indietro.

Mi mancano quelle domeniche, mi mancano proprio.

Giacomo

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