The secret garden

Bisogna imparare a gustare una buona tazza di tè bianco al gelsomino seduti per terra; allora qualcosa cambia. Si prende tempo, si evade dalla gabbia della meccanicità quotidiana e lo sguardo si spinge lontano, dove osano solo le aquile.
Questo è un rito che ci aiuta ad evolvere verso la semplicità.
Significa sapersi fermare, donarsi spazio per incontrare sè stessi in compagnia di un fiore che ha incantato i giardinieri di tutto il mondo, nell’eleganza di quattro petali dal candore immacolato, nella fragranza di un profumo mite.
Il rito del tè, proprio alla tradizione nipponica, è un mezzo abile che ci può avvicinare alla percezione di “esserci” e tale rito, collegato alla mente ed al cuore dell’uomo, può vivere anche nella gestualità quotidiana, conoscendone il segreto.
Ci stanno rubando il tempo. Ci dicono che non c’è tempo.
Che non abbiamo più tempo.
Innanzi al fantasma di una mente tradita, noi moriamo lentamente.
Il ritmo frenetico dell’ attuale civiltà ipertecnologica ci ha negato il giardino segreto fatto di intimità pensante, ostacolandoci così nella possibilità di forgiare noi stessi, di modellarci nella fucina di un divenire percepito, osservato.

La matrice vivente del nostro futuro è in quel giardino…

Tratto da uno scritto di Paolo Facchini.

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