Le prime lettere dell’alfabeto

Si ricade sempre lì, dopotutto. In una affannosa ed egoica ricerca del proprio benessere. Il che andrebbe anche bene, se sapessimo dove sta, il benessere. Invece credendo di saperlo ci muoviamo a gran casaccio nel mondo, seminando soprattutto casini e sofferenze. Questo è il periodo delle marce indietro.

A. vuole fare A, ma mentre persegue A incontra B. e allora di punto in bianco si mette a fare B. Poi B. si allontana, A. si arrabbia e ritorna a fare A. B. nel frattempo, avendo lasciato A. è finalmente libero di cercare C., però incontra D. e poi di nuovo A. e allora si stufa di tutti e si trova benissimo con F. Tralascio cosa fanno A. C. e D., perché la storia si complicherebbe oltre misura.

Va tutto bene, così come ognuno desidera.
Poi però la vita finisce.
Peccato.
Un vero peccato.

Giulio

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5 thoughts on “Le prime lettere dell’alfabeto

  1. Vero, forse succede anche perchè rimaniamo tutti un pò alle lettere A B C D Dimenticando che A è Paolo, B luca, C Paola. Paolo ha un nome , una sua idea , un suo pensiero, un suo modo di vedere, Paola si spera faccia lo stesso. I due dialogano e se sanno chi sono e cosa vogliono fare trovano qualcosa di buono e di meno buono nell’altro e ne parlano. Si fanno progetti, ci si scontra e ci si incontra. Nessuno cambia di punto in bianco da A a B. Ma se mancano i nomi (ovvero non so chi sono) finiamo nel giochino delle lettere, dei desideri, delle brutte copie e intanto la vita passa….

  2. Crudo e dannatamente realistico. La mia domanda è … perché siamo vittime del nostro emotivo e dei nostri desideri in tale misura? Ma credo che in fondo ci piaccia fregarcene di tutto e tutti e perseguire l’effimera speranza di acchiappare la felicità tramite il cambiamento e l’incostanza. Agiamo spinti dalla scusa che in fondo, ciò che importa è la nostra “superficiale” felicità. Nessun altro valore più profondo.
    Per cui, andiamo:nuove scarpe,nuovi amici, nuovo fidanzato, nuova città, nuovo lavoro, nuovi hobbies…nuova personalità e nuovo io? E poi ? ce ne pentiamo e indietro, tutto da rifare! Cambiamo come cambia il vento… e come le mode, talvolta ritorniamo sui nostri passi…
    “Sono come tu mi vuoi”… d’altra parte è questo che il mondo oggi vuole da noi, avere la capacità di essere affascinati da tutto senza approfondire nulla, essere in grado di adattarsi camaleonticamente ad ogni situazione senza essere nessuno.
    Un essere in preda al proprio emotivo è alla fine un consumatore più vorace.

  3. Condivido in pieno!
    Del resto, il comportamento delle grandi aziende non corrisponde forse alla descrizione di Giulio? Si piazzano in un posto, tappeto rosso da parte delle amministrazioni locali, esenzioni fiscali ecc. e poi dopo qualche anno, magari al culmine dei profitti, se ne vanno, in cerca di guadagni ancora maggiori (per gli azionisti, s’intende). Naturalmente i dipendenti sono “liberi” di seguire le loro aziende, sono liberi di rincorrere il vento. Dopo un po’, però, rincorrere il vento stanca, e vien voglia di cominciare a soffiare.

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