La forza e la debolezza

La forza e la debolezza
del percepire ogni istante. Nella sua grandezza, nella sua fragilità.
Il piacere di sentire note sconosciute, voler sapere come continuerà il pezzo, volerlo precedere
e poi la dolcezza del riconoscere una sequenza, accompagnarne il ritmo con le dita.
L’equilibrio fra la paura e l’allegria del saperla guardare in faccia, riconoscerla,
di saperne fare un trampolino per un tuffo, in acque dai colori ancora ignoti.
La consapevolezza che dietro ogni timore si nasconde una domanda,
un interrogativo che impone una risposta
disposta a tendere la mano
e ad accompagnarti per qualche metro. Quanto basta per avanzare.

La forza e la debolezza
della ricettività.
Del sorriso della bibliotecaria che canticchia, porge i libri e augura una buona giornata
guardandoti negli occhi.
Sa che quelle parole sono preziose. Ne conosce il valore e sa usarle con pienezza.
Riconoscere il dolore dell’espressione tesa
appoggiata sul viso della persona incrociata, condividendo il solo stesso marciapiede.
La nausea per l’indifferenza,
la delusione per chi non nota quel dettaglio, indicato dalla direzione dello sguardo.

La forza e la debolezza
dell’ironia delle cose.
Scalpello impietoso, sorriso incontenibile.
La forza e la debolezza
della semplicità.
Decomporre ogni pensiero e renderlo accettabile.
La delicatezza sartoriale per tagliare la stoffa lungo le linee giuste
per poi ricomporre i cenci, farne un vestito.
Che sia un abito semplice. Semplice, ma elegante.
Riconoscere la complessità, senza temerla. Sorridere ad ogni parte, in gesto di saluto.
Semplificare l’equazione, per risolverla, senza renderla un calcolo banale.

La forza e la debolezza
della gratitudine e della rabbia.
Per quello che si ha, per quello che manca.
Per le cose perdute, per quelle che arriveranno in dono, inaspettatamente.
La gratitudine per un cielo stellato che non cade.
Per un terreno sconnesso, ma pieno di tutta la sua materia, percepibile sotto i piedi.
Pronto a farsi calpestare, ti chiede, ti urla, ti canta di saltare.
La rabbia per tutto quello che non hai scelto e comunque avresti scelto il contrario.
Per ostacoli che vorresti disintegrare e invece metterai nello zaino e da lì non usciranno più.
E poi, ancora lei, la gratitudine,
per le spalle che ti dimostrano che possono,
per le spalle che ti dimostrano che sono ben più di due.
Per lo zaino robusto e capiente,
il miglior zaino di cui potessero dotarti alla nascita.

La fragilità e la durezza del cristallo, che lo rendono prezioso.
Per poi rendersi conto che altro non è che grafite.
Prendere questa matita e cominciare a disegnare.

Lucia

Foto: Nico

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

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