La fatica delle relazioni

Che fatica capirsi, quando non ci si, oppure ci si, senza.
Che fatica non giudicarsi, quando si pensa: “Così”. Proprio, esattamente così.
Che fatica vedere cose mai viste, e non vederne altre, già viste.
Che fatica vedere, prima di pensare.
Che fatica, insomma, uscire da sé.

 

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

3 thoughts on “La fatica delle relazioni

  1. Esattamente: ne parlavo qualche giorno fa con una ragazza del Burkina Faso. O meglio, lei mi spiegava di quanto la ferisce, spesso, sentire i commenti degli stranieri allo stile di vita della sua gente, o, più in generale, di quello degli abitanti dei paesi poveri.
    “Sono fondamentalmente pigri”, per esempio, è un’osservazione che capita di sentire, e non raramente, dalla bocca di più o meno colti “occidentali”, in riferimento a un variabile QUELLI di qualsivoglia paese “del sud del mondo”… o da chi non ha mai visto o tentato di capire e giudica, o peggio, da chi ha “visitato” e visto, e magari a suo parere compreso, pur senza mai posare i suoi occhiali “occidentali”, e vorrebbe azzardare un’analisi socio-economica della situazione…
    Ma cosa ha negli occhi un occidentale che vede dei contadini nei loro mesi di “ferma” forzata (a causa della siccità)? Come può paragonare questa condizione allo stile di vita delle città industrializzate? Come può misurare la voglia che avrebbero in realtà quelle persone – che nei mesi di siccità semplicemente attendono, disperatamente attendono, un po’ d’acqua che cada sulla terra – di lavorare? Se non altro per portare a casa un po’ di cibo in più..?
    Non si rende certo conto, quell’occidentale, che in quel luogo non ci sono altre possibilità. (Semplicemente: nessuna possibilità.)
    Insomma, bisogna prima togliersi dagli occhi l’occidente, “uscire da sé”, come dici tu, per capire la totale disperazione della siccità… e anche allora, non dev’essere facile. Così, tante altre cose.

    • Sì, conosco il genere…
      E purtroppo questa crisi del debito sta tirando fuori il peggio dal punto di vista dei pregiudizi, anche interni all’Europa stessa (quindi tra Pesi assai più simili rispetto al Burkina Faso). Qui in Francia ho già sentito diversi commenti del tipo: “Eh i greci (ma anche gli italiani) spendono troppo…”. Come se fosse un intero Paese a vivere al di sopra delle proprie possibilità, e non una minoranza (internazionale) ad arricchirsi alle spalle della maggior parte della popolazione.
      Per quanto riguarda la presunta “pigrizia” di società differenti dalle nostre, aggiungerei un elemento alla tua riflessione. Esistono, è vero, organizzazioni sociali che prevedono si lavori 5-6 ore al giorno, ma mi chiedo: che c’è di male? Perché dobbiamo lavorare 12 ore al giorno, tutti? Mi sembra assurda non la loro, ma la nostra società. Inoltre, senza andare troppo lontano, nei Paesi Scandinavi si lavora in media meno (in numero di ore settimanali) rispetto all’Europa del Sud – cosa che mi pare molto sensata – eppure sono gli Europei del Sud a essere considerati “pigri”.

      • Sì, è come un complesso di colpa generale, del non lavorare o non produrre abbastanza. Un’ossessione. Che porta però sempre a fare i conti in tasca agli altri e ad accusare piuttosto gli altri del loro non far abbastanza.

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