San Ginocchio

Autore:    ignoto

Tipo:        vita dei santi

Fonte:      Biblioteca Convento Abbecedari

San Ginocchio, prima di diventare santo era  semplicemente Ginocchio (tradotto dal Crukko Genoux e cioè umile e pio contrabbandiere di ginocchiere.). Nacque in quel di Terranoa, città portuale dell’isola Iknozia.
In quel tempo circolava per le piagge di Iknozia un sant’uomo, certo Fra Cassio da Donegala, il quale andava per gloria di Dio catechizzando il circondario contro certi eretici che sostenevano che le mele fossero frutto del demonio e che chiunque ne mangiasse albergasse in sé il demonio stesso: i meleziani.
Fra Cassio fu inviato dai Cisternensi per scovare gli eretici che, con la loro teoria eretica rischiavano di fa crollare il mercato delle mele di cui i Cisternensi erano i più notevoli produttori.
Egli strappava le lacrime a quel popolo di povera gente tanto che non pochi si convertirono e non pochi fecero voti al Signore ed ai suoi santi.
Chi fece voto di non starnutire più di venerdì, chi di non tirarsi su le calze con le carrucole, chi di non toccare più carne di femmina (almeno quelle in scatola), chi di non lavarsi più col brodo di cammello, chi infine di santificare le feste e i campionati.
E fra questi vi fu anche Ginocchio che per voto promise a Dio che sarebbe diventato santo o che gli cadessero tutti i denti.
Così decise di indossare un vecchio mantello, un cilindro per cappello, due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell’occhiello, e sul candido gilet un papillon, un papillon di seta blu.
Poi si sentì ridicolo e sostituì il cilindro con un fustino di detersivo (a metafora della pulizia dell’anima) e si ritirò nelle montagne deserte dell’interno di Iknozia onde avere un briefing col Signore e studiare strategie di marketing.
Così si costruì una capanna di paglia di manioca (con garage, terrazza vista dune, doppiservizi, termocondizionata, uso ufficio) ed impiegò il suo tempo nella preghiera del Signore compiendo i più grossi sacrifici:
pregava nel sonno
si inginocchiava sulla pasta e ceci,
camminava scalzo sulla pizza napoletana
inghiottiva i rovi accompagnandoli con saliva di emù
scalava montagne a testa in giù,
e praticava il digiuno più totale.
E un giorno gli apparve in sogno l’angelo di Dio che gli prescrisse di andare agli uomini e predicar loro la grandezza del Signore e le nuove offerte per i nuovi abbonati.
S. Ginocchio discese allora dal suo eremo e cominciò a trasfigurarsi ed a compiere i più straordinari miracoli che furono mai visti:
Faceva mordere anche i cani che abbaiavano;
faceva sì che una rondine facesse primavera;
batteva la lingua anche dove non doleva il dente;
faceva ballare i topi anche in presenza del gatto;
andava con lo zoppo senza zoppicare;
vedeva il buongiorno anche dalla sera;
scambiava due detersivi al posto di uno;
attaccava il carro davanti ai buoi;
spaccava i capelli in 4;
moltiplicava non solo i pani e i pesci ma anche gli integrali e le derivate.
Ed ecco che una grande folla cominciò a seguirlo nelle sue prediche.
Un giorno venne da lui un filosofo materialista che cercò di farlo cadere in contraddizione chiedendogli se Adamo aveva l’ombelico (e se no, come aveva fatto allora a trasmetterlo ai suoi figli?), San Ginocchio guardatolo negli occhi, ne ebbe pietà e gli disse:
“Tu dici così perché sei cieco e verrà un giorno che prenderai pan per focaccia”
Così il filosofo ridendo torno a casa giudicandolo un baggiano. Ma gli venne incontro il suo servitore che aveva mandato quel giorno a comprare della focaccia per cena e il servo si accostò tremante al filosofo dicendogli “Signore, Signore… il focacciaio non aveva più focacce ed io fui costretto a comprare del pane comune”
Così il filosofo scoprì che Ginocchio aveva ragione e subito diede i suoi averi al popolo e seguì il Santo come suo discepolo. Egli stesso scrisse la vita e i detti che ora leggete.
Ma ben presto gli scribi e i farisei (che non mancano mai in ogni tempo ed in ogni luogo) videro che S. Ginocchio era diventato un vero pericolo pubblico, così decisero di metterlo alla prova.

 

Fu invitato al gran tempio di Casteloh e giuntovi S. Ginocchio diede prova della sua saggezza. Riusci egli a dimostrare matematicamente:
che Dio esiste ma ha vergogna a mostrarsi;
che in Inghilterra sarebbe sorto il rock;
che le pulci hanno a loro volta delle pulci minuscole e che queste a loro volta hanno delle pulci ancora più microscopiche che a loro volta hanno delle pulci….
che il ghiaccio è solo acqua ghiacciata;
che 2 + 2 fanno 4;
che la terra è tonda ma non rotola;
che la pioggia agli irti colli piovigginando sale;
che tutto è relativo;
che l’uomo deriva dalla scimmia;
che il denaro non fa la felicità;
che la gallina è uno strumento usato da un uovo per fare un altro uovo;
che Dio preferiva le persone comune con il cognome che inizia con la G.;
che quelli che comandano di più sono quelli che fanno meno rumore;
che l’aborto è immorale;
che i calvi sono innocenti fino a prova contraria;
che l’acciuga è salata perché sta nel mare;
che tra dire e il fare c’è di mezzo il mare…
Sbalorditi da tanta sapienza gli scribi e i farisei decisero di sopprimerlo per paura che potesse dimostrare anche che la proprietà privata è un furto e che il re di Iknozia non era dio.
Così lo portarono in una grande pianura con la scusa di chiedergli un consiglio sul miglior diserbante contro i parassiti della manioca. E giunti qui lo presero e lo legarono ad un palo e gli diedero fuoco. E mentre bruciava lo schernivano dicendogli:
“Su, dimostra che il fuoco non brucia”.

 

Ma Dio, che a quell’ora faceva la sua passeggiata quotidiana dopo pranzo, lo vide e, avutane pietà, lo assunse in cielo, facendogli scavalcare anche il concorso per Santo.
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