La terza sfera

La blogosfera mi fa paura. Perché non è soggetta ad alcuna regola.
Col che intendo non già un complesso di divieti rigidamente imposto da un’autorità, ma una regola in senso etico – cioè un ragionevole codice di condotta. La nostra società è più o meno abituata a distinguere tra una sfera pubblica e una sfera privata. In entrambe vigono norme o almeno orientamenti condivisi su ciò che è opportuno dire o non dire, fare o non fare, mostrare o non mostrare (invero è possibile violarli, ma in genere si è consapevoli di farlo e se ne possono valutare le conseguenze). Al contrario, la terza sfera – il Web 2.0 – è un vero far West. Non ci sono convenzioni, e ciascuno fa a modo suo: talora, aggrappandosi
a consuetudini invalse nella sfera pubblica o privata, potenzialmente con grande confusione
di codici; altre volte, invece, in modo del tutto casuale o addiruttura sfrenato.

Quest’ambiguità vale per tutti i rapporti in generale: con chi stiamo interagendo quando
interagiamo con “amico” di Facebook? Con un amico? Un conoscente? Un estraneo? Non lo sappiamo, e ciascuno si regola in modo diverso, con vasto spazio per equivoci.
In particolare, vale per l’espressione e lo scambio di opinioni. Se facciamo un commento politico in pubblico, sappiamo di dover limitare la violenza delle nostre affermazioni e di dover essere pronti a giustificarle; in ogni caso, di dovercene assumere la responsabità; e se
incitiamo, putacaso, a un atto violento, sappiamo di non poterlo fare per gioco o per “provocazione”.
In privato – davanti a un amico, ad esempio – i commenti possono essere invece più spontanei e irriflessivi, perché hanno impatto e una valenza diversa. Il grado di responsabilità che dobbiamo assumerci è minore, a meno che non siano direttamente o indirettamente coinvolte le persone cui ci stiamo rivolgendo (in tal caso, siamo nuovamente
stretti da un vincolo di responsabilità).  Ad esempio possiamo dire un’idiozia politica senza grosse conseguenze, finché rimane “inter nos”, ma non formulare giudizi a vanvera sulle persone che abbiamo davanti o loro conoscenti.

Ma come ci dobbiamo comportare nella terza sfera? Penso che dovremmo porci questa domanda collettivamente e introdurre qualche principio “etico” condiviso anche qui.
Basta guardare i forum di discussione sul web (ad esempio quello di You Tube) per capire che la modalità di interlocuzione più comune è la prevaricazione, con totale assenza di riguardo per l’altro (insulti, invettive, scherno livido e gratuito) e il livello della comunicazione è piuttosto basso (commenti superficiali e assenza di dialogo). Un altro brutto inconviente di Internet è che fornisce un pulpito per i sermoni, i proclami, le autorappresentazioni (fallaci) e le autocelebrazioni di un’infinità di gente mediocre. Avendo il nostro blog, ci illudiamo di avere qualcosa da dire al mondo, che prima ci aveva ignorati – a buon diritto! Crediamo che ci sia un pubblico che ci ascolti, ma ricusiamo le responsabilità che ne conseguirebbero.
Crediamo di essere immersi in una comunità – perché ogni tanto qualche altro bischero per errore degna d’attenzione le nostre cazzate – ma non riconosciamo poi nessun vincolo di comunità.

In questo senso Internet può essere pericoloso, perché educa all’irriflessività e alla mancanza responsabilità.

Michele

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3 thoughts on “La terza sfera

  1. Interessante, alcune briciole di riflessioni:
    1) lo pseudonimo e la protezione che dà all’identità rende spesso più violenti nei commenti e nelle discussioni on-line, c’è gente che poi gode nel far degenerare le discussioni. La cosa è comunque nota e nei forum ci sono regole e moderatori per questo motivo;
    2) aldilà di questo trovo che YouTube sia un pessimo posto per discutere di alcunchè;
    3) il web spinge a commenti rapidi e probabilmente senza molta riflessione: raramente torniamo su un post letto per commentarlo, lo facciamo subito, come sto facendo io adesso :);
    4) se c’è da imparare qualcosa da questo è che se si vuole dialogare e cavare qualcosa di buono da una discussione è opportuno scegliere l’interlocutore corretto e comunque sforzarsi di avere pazienza, taaaaanta pazienza, e modi educati, specie on-line, dove tra l’altro si travisa spesso il tono di chi ci parla.

  2. Se in taluni casi la blogsfera “deresponsabilizza” o permette una cattiva comunicazione, d’altro canto conosco tanti esempi in cui, grazie proprio a questo mezzo, si sono sviluppate interessanti discussioni e considerazioni,
    che, altrimenti, non si sarebbero potute fare.
    Tutto sta non tanto al “mezzo” quanto a chi lo usa.
    Anche il molto più vecchio mezzo, “posta cartacea”, consentiva l’invio di lettere anonime di carattere minatorio o di insulti che sono rimaste comunque, tutto sommato, circoscritte.
    La gran massa di altre missive ha invece avuto un carattere molto importante per la comunicazione in se ma sopratutto per le relazioni.
    Con ogni strumento, si sa, l’abuso o la distorsione son sempre in agguato, ma io confido di più nella grande responsabilità di miriadi persone che hanno voglia di dire la propria, hanno voglia di esprimersi e questo fa sì, tra l’altro, come importante effetto collaterale, che sorgano relazioni non proprio insignificanti.
    Per esempio, per quel poco che ho letto, mi sono fatto un’idea che tra i partecipanti a questo blog vi sia, come minimo, della stima reciproca non indifferente. E scusate se è poco.
    Certo, essere di fronte ad un interlocutore in carne e ossa dà modo di “pesare” di più certe parole ma solo a livello emotivo perché poi, anche “verbalmente”, non è sempre scontato che si vada in profondità nelle nostre conversazioni.
    Se io avessi ascoltato ( e non letto) Michele, penso che il suo messaggio sulla “terza sfera” mi sarebbe, magari, arrivato lo stesso limpido e chiaro ma la mia riflessione e sopratutto la mia “restituzione” sicuramente sarebbe rimasta assente o molto inibita. Specialmente se il suo intervento orale si fosse svolto in luogo pubblico, con tante persone presenti.
    Dimentichiamo spesso che dibattiti, discussioni, assemblee, danno solo ad alcuni ( i più pronti, i meno timidi ) la concreta possibilità di intervenire. La blogsfera, almeno, permette a tutti gli interessati questo; per il resto (interventi educati o di spessore), toccherà sempre agli individui metterci del proprio.
    Annibale

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