Tentativo anticonservativo

Lo chiamano così, i medici. In questo modo, diventa una cosa che non si capisce cosa sia, ma che non fa paura. Una cosa tipo gettare nell’apposito cassonetto un farmaco scaduto: mica lo puoi conservare per sempre, no?

Beh, invece “tentativo anticonservativo” significa suicidio, una pratica sempre più diffusa nel nostro Belpaese. “Anche in Grecia i suicidi sono aumentati”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio in un’intervista pubblicata oggi su La Stampa. Mal comune mezzo gaudio, allora?

Donna di 58 anni fotografata con un cartello appeso al collo: “Senza lavoro, senza sussidi, senza pensione. Ministro Fornero: devo morire?”. La morte come dovere, come evento inevitabile. Inevitabile? “Beh, ma non ci si uccide solo per problemi economici…”. Eh no, certo, fa troppa paura pensare che anche i “normali” si suicidano, persone potenzialmente felici, che si sono semplicemente trovate nell’elenco sbagliato.

Sopravvivono i più forti? Forse. Forse, qui come in guerra, sopravvivono i più scaltri, i più ingegnosi, i più fortunati.
Vedo cani sdraiati sul divano con il pelo profumato, e persone fragili, sole volare giù dai balconi.

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

6 thoughts on “Tentativo anticonservativo

  1. i farmaci scadono, le persone no. parlarne abbatte la paura perchè la morte fa paura ma a volte anche la vita spaventa. a volte anche di più. parlarne allontana ma c’è anche chi resta e allora forse serve.serve parlare della paura per vincerla. serve chiedere aiuto per scalfire l’indifferenza che troppo riempie la nostra quotidianità. per non dimenticare la nostra natura relazionale, per trarre forza e non debolezza dall’empatia.non è facile, vale la pena però provarci per evitare che a conservarsi non sia la vita bensì la solitudine di essere soli in mezzo alla gente.
    martulins

  2. Per me sta tutto nei cani dal pelo profumato e nelle persone che muoiono. Se la povertà e la sofferenza fossero condivise, sarebbero più accettabili.

    Secondo me più di tutto è inaccettabile la disuguaglianza.

    Il suicidio può essere una forma di rifiuto, ma è così estrema che mi fa paura.
    Preferisco pensare che sia possibile, di questa impotenza, fare ponte verso il cambiamento.

    E’ uno scritto bellissimo!

  3. Sfortuna, fragilità, solitudine. A volte basta una parola, un gesto per scioglierle come zucchero in una tazza di caffè caldo. A volte non basta così poco e servirebbe un esercito di cucchiaini. La buona notizia è che questo esercito esiste. Non siamo fatti per volare giù, non abbiamo le ali, ma abbiamo i piedi per camminare e andare avanti e le mani per tenerci stretti.

  4. Grazie dei commenti 🙂
    Concordo sull’importanza di recuperare/rinforzare l’aspetto relazionale della vita in società così come concordo sulla necessità di ridurre la distanza tra i destini individuali. Diminuire le disuguaglianze è un fatto di “umanità”, oltre che di giustizia sociale, e si dovrebbe cominciare anzitutto dalle disuguaglianze economiche, ché è più facile. Viviamo a volte su pianeti troppo distanti anche solo per sfiorarsi. Chi guadagna 400 volte (o più) lo stipendio dei suoi operai non può capirne i problemi, le preoccupazioni: c’è poco da fare.

  5. “Vedo cani sdraiati sul divano con il pelo profumato, e persone fragili, sole volare giù dai balconi.”
    Ciao Arianna,
    che dire? Questa tua “tragipoetica” affermazione ti meriterebbe da sola il Nobel per la poesia.
    E te lo dico col cuore. Grazie per le tue parole, grazie!!
    Io vivo una condizione che definisco spesso “disperata e privilegiata”, perchè mi permettte di misurare ogni giorno la mia e l’altrui umanità, la mia e l’altrui sensibilità, l mia e l’altrui dignità!
    Un abbraccio
    Paolo

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