Il vizio della lamentela

“Con tutte ‘ste tasse, dovrebbero garantirci i servizi della Norvegia! E invece… lasciamo perdere, guarda, e ringraziamo di avere ancora un lavoro”
“La nostra cooperativa per ora regge, ma secondo me il colpo di grazia, che affosserà anche noi, deve ancora arrivare”
“Sai, avevo anche pensato a un figlio… ma poi mi son sentito in colpa. In che razza di società lo faccio vivere?”
“Dalla prima elementare in poi, è uno smantellamento continuo della voglia di fare, dell’entusiasmo di imparare. A mia figlia piaceva andare a scuola; adesso invece non vede l’ora che arrivino le vacanze”
“Guardo i miei ragazzi e penso… ‘aiuto!’. Loro sono tutti baldanzosi ‘mi iscrivo lì, così poi…’, ‘mi iscrivo là e ho la strada spianata’. Ma quale strada spianata! Se mi chiedessero un consiglio non saprei proprio cosa dire, tutte le porte mi sembrano chiuse. E la cosa più grave è che non abbiamo ancora toccato il fondo: le cose possono soltanto peggiorare”

La serata più allegra, finisce immancabilmente su discorsi tristi, scoraggiati, di chi sta peggio di prima, e teme che in futuro rimpiangerà il presente, che pur non sembra roseo. Il vizio della lamentela è contagioso, basta che una persona cominci, e subito un’altra le fa eco, poi un’altra, e un’altra ancora. Certo: le ragioni non mancano. Che fare, dunque? Siamo destinati a lamentare le nostre disgrazie, arrabbiati e impotenti?

Arianna

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