Formiche di un videogioco

Cammino nel corridoio
affollato
vedo teste,
stracci e mantelli,
tutto si muove,
c’è gran confusione,
scorgo appena
gli occhi di questo
e di quella,
che da sotto la maschera
mi guardano,
per una frazione di secondo,
e vedo la profondità,
l’eterno,
l’immortale anima rifrangersi,
dietro a quella pupilla
che nera e fissa
subito si distoglie
e tutto cade per terra,
di nuovo
non c’è più silenzio.

Così mi muovo,
passo dopo passo
avanzo,
osservo
umili, miei compatrioti,
in preda al delirio,
che si perdono nei viali
del labirinto fauna,
che si fermano
prima qui poi là
davanti ad un quadro
od uno specchio,
per chissà quale tempo
con quale scopo.

Ebbene io temo
in questo covo di pazzi
erranti e vagabondi
di esser io l’unico pazzo,
outsider,
frammento di vetro
che vede quel riflesso,
o che in realtà,
non sia ciò che è
ma solo un punto
da cui osservo,
uguale ai tanti che osservano,
una prospettiva
forse distorta,
e dove, se uno solo potesse
elevarsi sopra al gran caos,
vedrebbe tante, voraci
solitarie formiche
affannarsi senza scopo
in un grande videogioco.

Giacomo

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