L’estate dei mughi marci – Rosina.

Mentre la camionetta dei militari si allontanava sgommando sulla strada sterrata e riempiendomi di polvere e ghiaino, ecco che all’orizzonte comparve Rosina, la più bella del paese, con quel vestito con le petunie rosa stampate da cui non si separava mai, nemmeno quando andava a fare il bagno al torrente. Dopo una giornata afosa e vuota, dopo l’umiliazione di essere bersagliato di insulti e di lattine di birra, infine nella luce evanescente della sera Rosina giungeva a portare ristoro al mio animo inaridito. Lei mi guardò con occhi compassionevoli e pii: era la Maddalena ed io ero il Cristo sulla croce della vita: incompreso nel mio messaggio d’amore e dileggiato dai superbi.

Rosina si scostò i biondi capelli dal viso e con grazia sputò a terra (il vizio di masticare tabacco era sempre stato fonte di grandi preoccupazioni per i genitori), quindi aperse la sua borsa di paglia intrecciata, ne estrasse il piccolo portamonete e lasciò qualche spicciolo su di una pietra poco lontano da me. Poi se ne andò senza proferire parola, scomparve dietro la curva in uno sventolio di petunie nella brezza della sera. Fu in quel momento che capii che era pazza di me.

(continua)

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