La vita altrove

Ieri mattina, entrando in ufficio, mi sono accorta che hanno violato la mia identità, il mio profilo virtuale, la mia pagina yahoo. Ci sono entrati dentro e hanno disposto della mia rubrica. Oltre a violare me hanno cercato di fregare i miei amici, usando la mia identità. Hanno sorpassato indebitamente un confine, di fatto, inesistente, che non esiste da nessuna parte nella realtà reale, ma esistente in una realtà virtuale. E mi sono sentita violata nell’intimo di me medesima corporale. Ho cambiato password. E cambiando password, improvvisamente, si è cancellata la mia identità passata. Tutti i miei contatti perduti, tutta la corrispondenza persa. Come se fossi rimasta sola al mondo, come se fossi sparita per il mondo. Mi è mancato il respiro e mi sono sentita letteralmente venire meno. Eppure respiro, eppure fisicamente sto bene. Eppure gli amici non sono spariti, anzi!!

Nadia

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4 thoughts on “La vita altrove

  1. Posso immaginare la sensazione di “violazione di intimità” che hai provato, nel virtuale c’è (ormai) molto di noi… basta pensare a questo blog! 😉

    P.S: bellissima la foto!

    • Già. Nel virtuale c’è tanto di noi, ormai. Ed è bello anche così. L’importante, credo, è che questa altra forma del noi, quella virtuale, non sotituisca nè sia opposta a quella reale, ma che le sia compagana.
      E come dice Giacomo, questa possibilità dell’estenzione del noi, non può che renderci ancora più vunerabili, perchè semplicemnte c’è più noi in giro, di fatto, meno direttamente controllabile!

  2. è pazzesco. non ci avevo mai pensato, mai ragionato bene su, eppure abbiamo creato con il virtuale un altra debolezza, un altro canale per essere lesi, per ricevere sofferenza. Noi nudi che cerchiamo già di proteggerci con tutto, apriamo in internet un altro canale per essere feriti. c’è un inghippo, dove stiamo sbagliando con il ragionamento?

    • Non credo che si tratti di un inghippo. Più aumenta la superficie di noi, reale e virtuale, che scegliamo di esporre al mondo più è facile essere raggiunti, toccati e, a volte colpiti, feriti. Bisgna esserne consapevoli.
      Noi siamo fatti per cercare ed essere cercati, per incontare, ed essere incontarti. Per questo la facciamo in mille modi possibili e differnti. E ogni icnontro con gli altri fa male anche se fa bene. Ferisce e benedice, come l’incontro dell’angelo con Giacobbe, al passo dello Jabbok.
      Purtroppo esistono anche incontri che vogliono essere solo violenza e violazione altrui.

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