L’estate dei mughi marci – Salvataggio ed epilogo.

Ero li che guardavo nell’oscurità nella direzione del bosco da dove veniva la mulattiera ed il rumore si faceva via via più intenso e assumeva le caratteristiche di un rombo scoppiettante di un motore. Ed ecco due fari nella notte avvicinarsi alla buia radura. I due sciagurati attorno al fuoco spaventati mollarono li la truce carne di cui si cibavano e come terrorizzati corsero via dietro i larici. Tirai un sospiro di sollievo, ma cosa erano quelle due luci? Erano un side-car con a bordo una nera figura di donna coi capelli lunghi. Nel silenzio della notte quel motore rombante mi si avvicinò e in quella figura riconobbi la figura di Rosina. Si fermò un attimo a motore acceso, mi guardò fisso negli occhi, mi lanciò contro un’altra monetina e grattandosi le chiappe diede gas e sparì nel buio.

Dopo quella notte non rividi più Rosina. Alcuni in paese malignarono che si fosse imbarcata su di una nave per Singapore e che fosse diventata una donna di malaffare, ma io non prestai mai fede a queste voci: per me rimase sempre la donna angelica rombante sul sidecar. Questa visione mi rimase anche quando, diversi anni più tardi, si venne a scoprire che Rosina aveva derubato i bosniaci del denaro raccolto a fatica vendendo il carbone al loro paese e che quindi Bogdanov e Caiman Boris in fondo avevano le loro ragioni per essere alterati. Un’inchiesta del Corpo Forestale dello Stato svelò persino che era stata lei, Rosina, ad attaccare volontariamente la cianoscora ai mughi dell’altipiano, forse come estremo gesto di sfida nei confronti di una Natura che pure era stata tanto generosa nel donarle beltà e grazia. Da ultimo venni a sapere che le mie mucose soffrivano di un raro morbo benigno che distorce le sensazioni olfattive: in particolare tendo a confondere l’aroma del geranio con le esalazioni di benzina e l’odore della carne di cervo arrostita con quello della carne umana arrostita. Per la seconda volta Bogdanov e Caiman Boris si rivelarono ai miei occhi meno bestiali di quanto avevo creduto inizialmente, e questa considerazione mi conduce alla profonda conclusione morale di questo racconto estratto dai miei ricordi: le apparenze ingannano.

Asiago, 28 agosto 2012

(Scritto a quattro mani e mezzo cervello da Niccolò e Stefano)

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