Una parentesi

C’è un uomo con i capelli bianchi, che parla da solo (sottovoce, però),
mentre legge il giornale, in una biblioteca municipale.
C’è un uomo che riceve una telefonata sul cellulare e parla (sottovoce, però) con un certo Monsieur: venerdì prossimo lo incontrerà in rue de Strasbourg, proprio venerdì, proprio rue de Strasbourg.
C’è una donna con i capelli neri, che lavora in una biblioteca municipale e sente un uomo parlare al cellulare (sottovoce, ma pur sempre…). Lo
riprende. L’uomo dice al Monsieur all’altro capo del telefono che purtroppo deve terminare la chiamata.

E mi sembra di sentire il vuoto che comincia, come se bisognasse aspettare ancora tutti i giorni e tutte le notti di una lunga settimana, come se, nel momento in cui dice “Au revoir” e mette giù, chiudesse una parentesi.

Una parentesi nella solitudine.

Arianna

Foto: blog  66° Nordur 2.0

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

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