Una questione di volume

Un treno regionale affollato.
Un ragazzo fa partire una suoneria dal suo cellulare, a tutto volume. Dopo qualche minuto, gli chiedo (gentilmente): “Scusami, potresti per favore abbassare un po’ il volume oppure ascoltare la musica con le cuffie?”.
Lui sorride e risponde (gentilmente): “Certo, nessun problema”.
Spegne la musica.

Un TGV (stranamente) poco affollato.
Una signora si siede di fianco a me, io sto ascoltando la musica in cuffia, lei mi tocca sulla spalla e dice (non tanto gentilmente): “Non ho intenzione di ascoltare anch’io la tua musica”. Ci metto un attimo a recepire il messaggio.
Mi scuso.
Abbasso il volume.

Un tram quasi deserto.
Quattro persone sedute vicine. Due leggono, una guarda assorta fuori dal finestrino, una quarta parla (urla) al cellulare.
Dopo dieci minuti di conversazioni private o privatissime che s’impongono all’udito per il livello di decibel con cui vengono declamate, mi rivolgo (gentilmente) alla signora in questione: “Mi scusi, potrebbe parlare a voce un po’ più bassa?”.
IMG_1257Lei mi guarda, guarda il libro che tengo in mano, mi riguarda. Con odio.
Poi alza gli occhi al cielo e riprende la sua conversazione. Le dico (in tono sarcastico): “Grazie, signora, è davvero molto gentile…”.
Lei dice rivolta alla persona all’altro capo del telefono: “Scusa, ma c’è qui una che mi chiede di parlare a bassa voce… ma ti rendi conto che maleducata? Sul tram! Manco fosse a casa sua!”.
Dico (arrabbiata): “No, signora, è lei che si comporta come fosse a casa sua! Io non voglio sorbirmi le sue conversazioni private!”.
Lei (sempre rivolta alla persona all’altro capo del telefono, senza neanche guardarmi): “Se non vuole sentire le persone, ha solo da stare a casa”.

Scende alla mia fermata; io scendo a quella successiva, per evitarla.
Penso che sarei dovuta stare zitta, ché tanto non è servito a niente, se non a farmi (e farla) innervosire.

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

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