il gioco degli specchi

C’è, in centro a Milano, un piccolo e frequentato bar (cappuccini trend-style al mattino e qualità, prezzi modici con tavola calda e fredda, simpatia e quattro chiacchiere coi gestori all’ora di pranzo: cosa può chiedere di più il lavoratore della city?). Niente che sia degno di menzione o straordinarietà, per carità, solo un dettaglio fondamentale ai fini di questa breve narrazione: gli specchi sulla parete. Sono disposti in modo tale da coprire totalmente uno dei quattro cantoni del locale.

Qualche giorno fa, una mia collega mi ha raccontato di aver avuto una strana sensazione vedendo la propria immagine allo specchio, su quegli specchi: non essersi resa subito conto che la persona riflessa fosse lei. Prima di entrare insieme a lei nel loop delle riflessioni (in tutti i sensi) sulle esperienze extracorporee (…), mi sono ritrovato al bar e mi sono effettivamente accorto che c’è un punto, vicino al bancone, nascosto alla riflessione diretta sul singolo specchio, in cui l’immagine riflessa non si comporta come una vera immagine riflessa ma all’opposto, proprio per la disposizione ad angolo degli specchi. In altre parole, se io piego la testa a sinistra, la mia immagine allo specchio non la piega a destra ma a sinistra pure lei (d’altronde è un riflesso del riflesso, quindi il tutto è logicamente impeccabile).

Curiosa, la nostra mente, a volte così incapace di evadere al di fuori dello spazio delle situazioni attese. L’abituiamo così tanto a pensare che uno specchio debba rifletterci specularmente, che il giorno in cui ci riflette specularmente simmetricamente rimaniamo interdetti. Senza pensare che, in fondo è solo un gioco d’immagini.

mirrorrorrim

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4 thoughts on “il gioco degli specchi

    • sai, vero, che questo è uno di quei commenti che ti fa volare a un mezzo metro buono da terra? (per dire, tempo fa in un delirio onirico avevo deciso che il giorno in cui riuscissi a scrivere un testo come il capitolo I di “se una notte d’inverno…” lascerei il lavoro e mi piazzerei incatenato di fronte al portone della feltrinelli finché non venisse stampato almeno in economica)

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