Il tempio del silenzio

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Mi sono seduto ieri per terra, sul tappeto davanti alla finestra, spostando la tenda di lato, a guardare il cielo e quel bianco soffice che avvolgeva la notte nel suo silenzio.

Fuori dalla finestra, le raffiche di vento giocavano con la neve, come il tempo con le preoccupazioni. I fiocchi cadevano dapprima lenti, poi spazzati di lato, poi verso l’alto, a destra e a sinistra, poi ritornavano lenti come coriandoli o foglie secce, poi si mettevano a correre verso il basso come se il vento fosse una cascata di aria e neve che precipitava verso terra, poi di nuovo lenti, leggeri, come piume.

Così anche le mie preoccupazioni, i miei pensieri, a volte sono soffici, a volte vanno veloci, a volte cadono a volte vengono spinti a destra, a sinistra verso l’alto e verso il basso per un po’, prima che mi decida a lasciarli andare.

(Devo riparare la staccionata del mio poggiolo, piegata dal vento e dal peso della neve.)

Dopo, quando sono caduti, il cielo diventa subito pulito, e l’aria di cristallo. Ma prima, tutto quel che doveva cadere lo ha fatto.

Dopo, quando si sciolgono, rimane il terreno bagnato e freddo, il sole a riscaldarlo, la primavera ad aspettarlo, qualche mese più in là, oltre la porta di casa. Eppure il bianco di oggi mi riporta dentro me stesso, come se chiudendo gli occhi entrassi in una cattedrale immensa, ricoperta di neve e di silenzio, sulle coste della Bretagna.

Giacomo

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