imprescindibili

Medici in prima linea, medici dell’urgenza, medici nelle zone di conflitto del pianeta; medici ricercatori, pionieri di scoperte a volte sensazionali; chirurghi e rianimatori, che salvano, a volte miracolosamente, vite umane; oncologi, che ci provano; ginecologi, che accompagnano nuove vite; medici naturopati, medici orientali, medici omeopati.
Infermieri in prima linea, infermieri dell’urgenza, infermieri nelle zone di conflitto del pianeta; tecnici di laboratorio, indispensabile manovalanza di scoperte a volte sensazionali; operatori sanitari; ostetriche, che accompagnano nuove vite.
Uomini e donne a cui la scienza, la vita umana, deve molto.

Ci sono però dei medici, e degli infermieri, che non sono in prima linea. Rimangono nelle retrovie, con un quotidiano e faticoso, delicato, ma prezioso, fondamentale, lavoro. Sono i medici e gli infermieri palliativisti, che convivono ogni giorno con una medicina che non può più trattare attivamente, in una forse laconica ammissione di sconfitta, ma che invece possono offrire – ed offrono – qualcosa di grande, che è assenza di dolore, è dignità, è capacità di congedare, di congedarsi.
Sono coloro che si prendono sulle spalle il carico non solo di chi lascia ma anche, e soprattutto, di chi resta.
Sono uomini, e donne, che sanno ascoltare. Che sanno rimanere in silenzio, anche quando il silenzio attorno è macigno.
Sono medici, ed infermieri, che piangono. E che si sentono liberi di poterlo fare.
Sono medici, ed infermieri, imprescindibili.

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6 thoughts on “imprescindibili

  1. Grazie, credo che lo rileggerò quando alcune sere tornando a casa, ho l’impressione di avere una ferita “nera”. Per fortuna il mattino dopo il mondo è ancora a “colori”.

  2. Condivido in pieno. E aggiungerei: umili. Ché a volte i medici e gli infermieri in prima linea peccano di onnipotenza e arroganza, come se volessero imporre il valore della vita (in termini quantitativi, ovviamente), il valore del restare in vita nonostante tutto, con l’illusione dell’immortalità. Ecco, a me le cure palliative mi piacciono proprio assai.
    E, detto per inciso, mia nonna è morta sabato, ma per fortuna senza soffrire ché finalmente erano arrivati “quelli della terapia del dolore”: dopo la loro visita, mia mamma e le mie zie si sono rilassate.
    Grazie!

  3. Pingback: fine vita – ovvero: dell’eventualità di morire senza dolore – ammennicolidipensiero | I discutibili

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