Una stanza a Parigi

ombreUn posto nel mondo, spesso, è complicato.
Allora si comincia dal posto dove si torna, quando si finisce di lavorare, di chiacchierare, di fare due passi attorno. Si comincia dal posto dove si dorme e si può stare in pigiama (senza per forza dormire). Si comincia, insomma, da una qualche forma di casa.

A Parigi, se sei (relativamente) povero, e magari anche sprovvisto di garanti francesi, è facile trovarti in un posto come una stanzetta, in una casa sporca e fredda, in un quartiere in cui la sera (anche se non vuoi, razionalizzi, cerchi di convincerti…) hai paura. In alternativa o in aggiunta (a seconda dell’indice personale di sfiga), è facile trovarti in un posto come una stanzetta, con un/a padrone/a di casa alcolizzato/a, oppure semplicemente molto avaro/a, oppure stronzo/a.

Questa è la Parigi che viviamo in tanti.
Senza negare i teatri, i cinema, le conferenze, i seminari, i lavori e i lavoretti, quando mi dicono: “Aaah, Parigi… come ti invidio!”, ecco, quando mi dicono così rispondo: “No, non mi invidi. Ora ti spiego perché”.

Arianna

Foto: Gegio

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

3 thoughts on “Una stanza a Parigi

  1. hai centrato il punto, in poche ed essenziali parole. non è la mancanza di offerte culturali o di marchette lavorative quello che manca alle “grandi mele europee”. è la cultura di ridurre la frattura tra chi è (fottutamente) ricco e chi (relativamente) povero.

  2. è quello che ti prende quando sei via, che la gente non sa e tu intanto ti senti un po’ solo, che da lontano sono tutti a immaginare la ville lumière e tu sei lì, magari alla fermata dell’autobus, che quello accanto a te ti goccia con l’ombrello dentro il bavero. mais bonjour, bonjour.

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