Generare o non generare

E’ una questione che emerge, non da tanto. Fino a qualche decennio fa, non c’era neanche da porsi il problema. Sarebbe stato assurdo come chiedersi se permettere al cuore di battere o impedirglielo, come se la cose dipendesse da noi.

Ora invece è una domanda, non retorica, sebbene la pressione sociale verso la genitorialità come strada obbligata resti fortissima, soprattutto nei confronti delle donne. Chi dichiara di volere figli, non deve per forza motivare, giustificare la propria scelta. Al contrario, chi non desidera figli è spesso costretto (perché subissato di domande) a fornire spiegazioni, ragioni, a rivelare “dove sta il problema”. Come se fosse un problema, appunto, il fatto di non desiderare d’esser madri. (Tra parentesi: nel caso degli uomini che non vogliono diventar padri mi pare prevalga una pressione sociale meno violenta).

Un’amica è incinta, e dopo aver passato i primi tre mesi con forti nausee, ora soffre di sciatalgia. Un’altra ha partorito due gemelli dieci anni fa, e da allora ha problemi di schiena. Un’altra ancora mi confessa che, se dipendesse solo da lei, resterebbe incinta in continuazione, perché “è una cosa fighissima”.
Insomma: dipende.

Così come chi nasce: dipende. Tantissimo. Ci son quelli che dormono, quelli che proprio no, quelli sani, quelli che nascono malati o che si ammalano dopo. Quelli che da adolescenti rinfacciano ai genitori la fatica di averli messi al mondo, quelli che fanno di tutto per andarsene, da questo mondo, e a volte ci riescono. Ci son quelli bene o male sereni, e contenti di esserci. Dipende. Da tante cose e non solo né principalmente dai genitori, né dalla madre, come ancora troppi credono, e predicano. Dipende anche dalla fortuna e dalla sfiga o, detto diversamente, dal caso. Dall’insegnante che trovano, dal gruppo dei pari, dal fatto se saranno considerati belli o brutti durante l’adolescenza, dalle loro materie preferite e inclinazioni, e dalla coincidenza di queste ultime con le competenze valorizzate dalla società in cui si trovano. Insomma, dipende.

Ecco, io credo che di fronte a questo “dipendismo” sia sbagliato (termine forte, lo so) convincere chi non vuole figli ad averne. Perché essere genitore significa accogliere quello che viene per tutta la vita: può andar bene, ma può anche andar male. E quindi bisogna sentirsela.

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

10 thoughts on “Generare o non generare

  1. nuoretins, vedo che uno dopo l’altro stai prercorrendo tutti i temi del forum senza giolli che stiamo preparando. sei sicura che non vuoi farlo anche tu? tipo, se torni per il 29/30 giugno, basta che avvisi anche il giorno prima, ok? 😛

  2. Ma quando, di fronte alle grandi questioni della vita e della morte, è giusto “convincere”? Io ritengo che le pressioni sociali siano l’esternazione del tentativo di autoconservazione di una coscienza collettiva abbastanza sonnecchiante.

    Le pressioni sociali sul lavoro, per esempio, quanto mai inadeguate per questi tempi da parte dei più adulti sui meno adulti, le pressioni sociali sul “diritto alla vita” di un feto o di una persona che vuole morire, le pressioni sociali sulla necessità di fare figli.

    Mi sembra che il nuovo, la maturazione di quella dimensione collettiva di pensiero, debba passare per la messa in discussione interna, per l’autocritica. La facciamo qui 🙂

  3. Aggiungo una cosa sulla pressione sui “padri”.

    Per quello che vedo intorno a me rispetto agli uomini, in coppia, che sono indecisi o non desiderano affrontare il tema “figli” c’è una fortissima pressione interna alla coppia e cioè della partner donna che desidera avere bambini. Se un uomo non è pronto per avere figli ha “paura” ed è un “fattore biologico” legato ad un qualche tipo di istinto libertino.

    All’oggi mi sembra che anche questo tipo di pressione non debba più sussistere, ma che la coppia debba maturare insieme il desiderio di generare, prima di passare all’azione.

    • Sono molto d’accordo, sai? anche perché il fatto che entrambi si sentano pronti e desiderino diventare genitori è forse la condizione necessaria (anche se non sempre sufficiente) affinché il lavoro di cura dei figli sia davvero condiviso.
      Ciò detto: se anche il rifiuto (seppur momentaneo) della paternità fosse riconducibile a una qualche paura, non ci vedrei nulla di male. E in generale credo che le paure possano essere (almeno in parte) superate solo se rispettate, accolte.

  4. condivido che si debba volere un figlio in due, altrimenti il futuro è duro!
    credo che l’avere i figli e crescerli bene sia una cabala (pensiamo a quanti figli nascono in famiglie non pronte e quanti non arrivano a potenziali magnifici genitori che poi magari non riescono nemmeno ad adottare!). Ma le variabili sono talmente tante, alcune le hai già citate!, che se ne può parlare all’infinito.
    Diciamo che non avere figli perchè il rischio di sciatica incombe mi pare simpatico ma un pò riduttivo!
    E diciamo che abortire accorgendosi dopo che non si voleva fare figli sia un pò scellerato! ci sono tanti metodi per evitarsi una decisione così terribile!! (che io sia a favore dell’aborto non vuol dire che avalli le spese sanitarie di frotte di adolescenti di buonissima famiglia che abortiscono come se tirassero via il nocciolo dalla ciliegia! Sono soldi, e tanti, per le care fanciulle! La fonte è una mia amica ginecologa in un grande ospedale di Torino).

    • Ciao e grazie del commento.
      Due cose:
      1) non condivido il giudizio di “riduttivo” nel caso in cui non si vogliano figli eventualmene anche (o, perché no, principalmente) per il rifiuto della gravidanza in sé e delle conseguenze che comporta sul corpo della donna. Ci sono donne che avrebbero problemi ad accettare un tale sconvolgimento fisico. Magari non è l’unico motivo, magari sì, ma in ogni caso mi sembra giusto poterselo e poterlo dire, senza timore di essere giudicati.

      2) Rispetto all’aborto, credo che come minimo si dovrebbe allargare il tuo monito ai ragazzi, co-responsabili delle gravidanze, desiderate e non. Far ricadere tutta la responsabilità sulla parte femminile mi sembra molto ingiusto, oltretutto se a ciò si aggiunge una sorta di colpevolizzazione per ragioni economiche. Gli sprechi nella sanità (e in quella piemontese in particolare!) sono ben altri. Inoltre, piuttosto che colpevolizzare le ragazze che abortiscono ci si potrebbe chiedere se è stato fatto tutto il fattibile (da parte del sistema sanitario, delle famiglie,…) per fare in modo che una gravidanza sia una scelta e non un “incidente”.

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