Femminilità (al maschile)

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Ieri sono passato in città insieme ad un ragazzino macedone che conosco. Ho incontrato due amici: ciao! più un sorriso ed una mano che si agita nell’aria. La domanda del ragazzo è stata: Giulio ma perché saluti come un frocio? Ma come saluta un uomo? Gli chiedo. E me lo fa vedere. Un ciao secco, duro, con le mano in tasca e un piccolo movimento di scazzo all’altezza delle spalle, una contrazione che “fa uomo”.

Il maschio sta cambiando, se ne accorgono i ragazzini macedoni che vengono dalle montagne. Sta cambiando in un modo che lo mette a contatto con la sua parte più femminile. Spesso si dice che la donna abbia acquisito un modello prettamente maschile per riuscire nella società, ma si tace sull’uomo. Mio padre tutte le mattine si spalma di creme di bellezza. Ho sempre pensato che fosse un comportamento da femmina.

Siamo pronti, oggi, noi uomini, a toccarci? Siamo forse pronti per farci una carezza tra i capelli – tra uomini, siamo pronti a spalmarci la crema solare al mare, siamo pronti ad essere sensibili e fragili, siamo pronti ad essere “deboli” e non “forti” in ogni situazione?

E le donne, ci vogliono così? O ci vogliono maschi, che le si prenda e si dica loro “cose da uomini”, almeno nel letto? Abbiamo ancora voglia di possedere una donna? O la vogliamo amare con rispetto e dedizione? E le donne sono pronte a non essere possedute?

Vibra il cellulare, del ragazzino. Mi fa vedere un sms di una ragazzina di sedici anni con cui esce. C’è scritto: ieri mentre scopavo con il mio ragazzo, pensavo a te. E tu che le rispondi? – gli chiedo. Chi se ne frega – dice lui – se vuole scopare basta che mi chiami e io vado.

Siamo più fragili, più femminili o più uomini?

Giulio

fotografia di Roberto La Iacona

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9 thoughts on “Femminilità (al maschile)

  1. giulio, questo post è fondamentale. ormai lo saprai perché nei commenti ad arianna è diventao un fil-rouge: sarà il tema del nostro prossimo spettacolo teatrale: un aspetto su tutti, il diritto a non essere considerato uomo-mammo se si lascia che il lato “femminile” emerga con tutti i suoi pregi.

    • Beh, stuzzicato un po’ da alcuni scritti recenti ci ho messo un po’ del mio 😉 Comunque il tema è molto più ampio di come l’ho messo in campo, ci sono un sacco di sfaccettature legate alla duplicità umana: da una parte siamo maschi o femmine ed in questa differenza, fuori di noi, cerchiamo completamento, dall’altra siamo internamente maschili e femminili, conteniamo l’uno e l’altro.

      In bocca al lupo per lo spettacolo ;-P
      G.

  2. Son molto presa a capire il mio lato femminile forzatamente camuffato da un contesto che richiede prevalentemente doti maschili, per occuparmi con sufficiente convinzione di come si può sentire un uomo in un mondo che FORSE e LENTAMENTE sta cambiando.

    • Beh, è normale, ognuno pensa più che altro al proprio. Tuttavia ritengo fondamentale non chiudere una piccola porticina di dialogo e di conoscenza dei reciproci bisogni e desideri, dei reciproci punti di forza e debolezza. Solo dalla comprensione – da entrambe o più parti – ci può essere cambiamento.

      G.

      • Condivido il tuo pensiero, Giulio e sono molto curiosa in merito, ma pare che le enetgie confluiscano tutte in quell’atteggiamento di resistenza che consente la sopravvivenza senza doversi necessariamente snaturare. Comprendo che è sbagliato, ma il puù delle volte non ho le forza per potwermi dedicare a pensare ad altro. Fa parte di quel meccanismo che allontana i generi e che crea i problemi di convivenza. La comprensione è efficace se va in due direzioni, l’una incontro all’altra, ma esistono contesti dove questo non accade ancora, dove ogni giorno richiede l’energia che si necessita per scalare una montagna; la concentrazione rimane fissa sul “come uscirne vivi”, più che sull’esigenza di conoscere bene i compagni di viaggio.

      • TI rispondo qui, dato che wordpress non permettere di rispondere alle ririsposte 😉

        Rispetto quanto scrivi. In merito alla difficoltà di sopravvivere, se troppo attaccati, in effetti, non c’è margine per aprirsi e contaminare positivamente gli altri. Lo puoi fare qui comunque, che per quanto rimanga uno spazio virtuale è comunque uno spazio. Meglio di niente.

        G.

  3. Bellissimo post.
    Credo che le cose cambieranno davvero quando ci sembrerà assurdo chiederci se un comportamento sia “da uomo” o “da donna” e ci sentiremo liberi di esprimere la nostra (di ciascuno, a prescindere dal sesso) femmilità e maschilità senza attribuire loro un giudizio di valore (“il femminile è debole, il maschile è forte”) né una normatività (“le donne dovrebbero”, “gli uomini dovrebbero”).

    Mi ha colpito la violenza dell’opposizione uomo/omosessuale nel commento del ragazzo macedone: chi ama un altro uomo non è un uomo. Nulla di nuovo, purtroppo, ma mi ha colpito.

    • Beh nelle zone di montagna da dove viene l’omossessualità è ancora un tabù fortissimo, vista come una malattia da evitare. Ma considera che nelle stesse zone anche la miopia è una cosa di cui vergognarsi al punto che è meglio non portare gli occhiali. Quindi…con calma 😉

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