La tremenda omelia di Don Putzu

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Don Putzu si avvio verso il pulpito in un silenzio irreale e si accinse a salire i macilenti scalini che portavano alla gabbietta destinata all’omelia appesa all’ultimo pilastro della navata di sinistra. Una scaletta di legno con adeguata balaustra tarlata gli girava attorno. Sotto, attonite e basite, alzavano gli occhi le pie vecchierelle gonnospediche. Ad ogni passo scricchiolava il legno quasi funebre lamento all’anime peccatrici.

Arrivato in cima, qual falco pronto a piombare sulla preda che pascola in basso, scrutò ancora una volta il suo gregge e, dopo aver aperto il libraccio che si era portato dietro, lo aprì spargendo polvere sulle pietose animucce delle vecchiette ai suoi piedi; si scatarrò giusto il tempo necessario ad assumere una voce da angelo dell’apocalisse e, rivolti gli occhi al cielo della chiesa, mentre sputacchi iridescenti uscivano dalle sue labbra profetiche e dietro, nella pala d’altare, tutti i santi sembravano trattenere il fiato alla prossima rivelazione divina, prese tonante a dire:

“Spesso la gente credono che sono salvi”.

Accompagnò con un sorrisetto beffardo queste parole e sollevò Leonardescamente un dito verso il soffitto a mo’ di monito. Dopo aver lasciato un breve spazio alla speranza piombò su di loro invece con artigli dialettici:

“ E invece NO! Come ci dice Gesù! Specie quelli che sparlano e seminano zizzania. Che cos’è infatti la zizzania?

Lasciò passare un secondo convinto che nessuno sapesse rispondere a quella domanda di botanica. “Avete mai visto una pianta di zizzania voi peccatori?”

Alcune vecchiette si guardavano in cerca di suggerimento le une verso le altre e scuotevano la testa.

“Stttttttt, le zittì il parroco. Che volete saperne voi di zizzania? Voi siete bravi solo a dire caz… ehm sproloqui.”

“Ma qui…” e col dito picchiava sul libraccio sollevandone una piccola nube di polvere, “Qui, dicevo, c’è la risposta ai vostri peccati. Qui è scritta la vostra condanna ir-re-ver-si-bi-le.

“Littera enim occidit, spiritus autem vivificat” Che significa, pressapoco: “Non insuperbirti, non credere di essere furbo perchè il tuo parroco è più furbo di te”.

“Che forse Nostro Signore Gesù Cristo Onnipotente, quando rivelò ai discepoli i sacri misteri della fede, si aspettava che essi non opponessero resistenza e andassero in giro a dire fregnacce? O forse, quando fece il discorso della montagna non ebbe rogne dai farisei benché sicuramente gli si fossero gelati i piedi a salire nel monte?

Che forse andò a mettere manifestini contro i Farisei nelle mura di Gerusalemme incitando le vecchiette del posto? Dobbiamo smetterla di mercificare dinanzi al sacro Tempio della Rivelazione! Dobbiamo smetterla di seminare zizzania per il paese. Che forse Giovanni non sapeva , come voi, che cosa era la zizzania? Lo sapeva eccome!. E per questo fece battezzare in fretta e furia Gesù, facendo venire Giordano da tanto lontano.

Ma l’animo del peccatore è sempre pieno, come le edicole di questi giornaletti con nudità vituperose (questa parola gli piaceva assai). Vituperio a voi, dice Marco, e io lo dico a voi solo per farvi del bene, perché io sono il vostro pastore e non mi va di avere delle pecore vituperate.

Che forse il diavolo non cerca di tentarvi tutti i giorni? Come fece con Gesù, quando stanco arrancava nel deserto,  e si vide innanzi una meretrice? Ma Egli rifiutò la carne vituperosa  e misericordioso, si mosse a sedere alla destra del Padre. Non dico ora che anche voi dovete sedere lì ma, Iddio Onnipotente, e questo lo dico ai giovvvani, almeno qualche volta vi potreste sedere in chiesa, che è sempre vuota e io recito messa alle pietre e ai quadri di San Gonario Benedetto.

Ma poi non lamentatevi se, QUEL GIORNO, al cospetto dell’Onnipotente, le pietre entreranno in paradiso e a voi vi sarà consegnato solo un misero album di figurine e march… all’inferno.

Ecco che mi sovviene una parabola sul nostro grande santo.” lndicò con una mano una figura offuscata in un quadro antico alla sua destra, appena visibile fra le incrostazioni fumose che i ceri avevano depositato sulla vernice, col passare dei secoli.

”In quel tempo Gonario fu tentato dal diavolo che andò nella capanna che si era costruita con le sue mani nel deserto. E il diavolo sapeva che l’uomo era accanito fumatore e cercava inutilmente di smettere. Per non cadere in tentazione fumava dunque lattughe o cardi selvatici ma non c’era molto gusto. Allora il diavolo, sapendo della sua debolezza, lo tentò offrendogli una stecca di Malboro.

Ma il santo lo allontanò dalla propria capanna dicendo:

Beato l’uomo che non cammina

secondo il consiglio degli empi,

dei fornicatori e dei venditori di enciclopedie

che non si ferma nella via de’ peccatori;

o chiede sconti alla cassa o al ristorante;

né si siede sul banco degli avvinazzati;

ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno,

e su quella legge medita giorno e notte,

e si alza solo se ha fatto tutti i compiti

e non va a letto con bambole gonfiabili e

e non sparge manifestini in giro

Mentre il prete inanellava siffatti moniti allucinati,  il manipolo di vecchine che tentava (del tutto invano) di rintracciare le redini del sermone moraleggiante, fu colpito dall’irrefrenabile istinto di abbandonarsi anima e corpo al pisolino pomerdiano. Niente poté la foga del prete dinanzi al cospetto dell’abiocco.

Così, simile a un capo branco di lupi ammutinati, il guerriero, stringendo fieramente il Sacro Libro sotto la religiosa ascella, si ritirò nelle segrete stanze, maledicendo l’ottusità del gregge, ormai del tutto prossimo alla dannazione eterna.

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