Patto di coerenza fb

Leggendo aggiornamenti facebook indago le esistenze. Mi interessa soprattutto vagliare una ipotesi: quella che il proprio profilo fb stia diventando parte integrante del sé.

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Come se la nostra superficie, quello che mostriamo di noi, non sia più solo la pelle, ma anche la nostra epidermide virtuale, il nostro profilo, si chiama esattamente così.

Tutti gli esseri umani necessitano ormai di una certa coerenza tra il proprio sé e lo specchio virtuale fb. E quando si leggono le notizie, quella coerenza si dà per scontata anche negli altri. C’è un patto di coerenza, alla base. Da dove viene? Da dove viene il patto di coerenza tra il nostro interno e il nostro esterno in generale? Perché abbiamo deciso di applicarlo anche al profilo fb?

Giulio

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4 thoughts on “Patto di coerenza fb

  1. Mah, fb è semplicemente una delle tante “facce” di cui disponiamo, e per non impazzire è bene che ci sia un minimo di coerenza tra queste; così come abbiamo una faccia al lavoro, una in famiglia, una con gli amici ed è auspicabile che non siano in aperta contraddizione l’una con l’altra, anche se a volte (secondo me, purtroppo) succede.
    Non mi stupisce che ci sia una certa coerenza tra le informazioni pubblicate su fb e quelle che la persona in questione condivide normalmente (fisicamente): se un’amica femminista pubblica articoli coerenti con il suo impegno militante, è certamente coerente, ma non vedo perché non dovrebbe esserlo, visto che fb è semplicemente un modo (come questo blog, per esempio) per esprimere alcune parti di sé.
    Mi stupiscono invece (e a volte mi infastidiscono) le persone che scelgono di mostrare su fb lati molto intimi e personali, oppure che pubblicano foto in cui scimmiottano i fotomodelli/e. Quindi la domanda che mi pongo non riguarda tanto il patto di coerenza, ma: perché su fb esasperiamo il nostro esibizionismo e droghiamo il nostro bisogno di approvazione (quanti amici, quanti “mi piace”, quanti commenti-complimenti)? Perché abbiamo bisogno di “condividere” con centinaia di persone (certamente non tutte amiche per davvero) aspetti anche molto intimi e personali della nostra esistenza?

  2. Ciao.
    Risposta alla Tua domanda, che giudico senza senso, naturalmente c’è coerenza, esattamente come c’è coerenza tra la vetrina di un negozio e il negozio…Poi il consumatore decide se entrarci (e se ritornare a comprare se ha già comprato) o se far pisciare il cane sulla porta…
    Arikita: Che differenza ci sarebbe tra la femminista e la fotomodella, limitatamente al fatto che si mettono in vetrina su Fecciabuco?
    A.: Perché abbiamo bisogno di “condividere” con centinaia di persone (certamente non tutte amiche per davvero) aspetti anche molto intimi e personali della nostra esistenza?
    Perché siete degli esibizionisti. Tra l’altro non c’è nemmeno l’incomodo del contatto umano…
    Ah, lo sai? Si può anche rimediare una pernacchia dal vivo (Zeus e Odino, salvateci!, vero A.?).
    In più c’è la certificazione della legittimità della Vostra sciocca esistenza da parte della Psicopolizia (ovviamente qualsiasi entità “scomoda” viene alla bisogna rimossa, come un commento non gradito su Aironi di Carta, quindi “non esiste” più, a parte le conseguenze penali, come nel caso del tranviere), la quale peraltro ha sistemi più sofistcati per tenere tutti sotto controllo.
    G

  3. Mmm avevo messo un commento in risposta ad Arianna che è andato smarrito in rete…va beh.

    G. ma cosa si “vende” su fb? Si vende se stessi? Nessuno corrisponde un prezzo per una foto (un “mi piace” è al massimo un contributo emotivo di valore ormai socialmente riconosciuto). Cosa ci “guadagno”? Nessuno poi entra nel mio negozio a prendere qualcosa.

    • Ciao, grazie per non avere cancellato il commento.
      Ma scusa Giulio delle Stelle (sperando che non sia tempo sprecato, vista la coriacità della Tua cervice saputella), il negozio era una metafora, per convenienza: allora proviamo col cibo: metto il mio cane su fessobuc e mi nutro dei commenti: “che bel cane!”. Questo è cibo per il mio ego. Scrivo un apprezzamento, interviene Arianna e mi dice “sei stronzo maschilista” questo è cibo per il mio ego eccetera (se non l’hai ancora capito, “mi piace” o “non mi piace” non fa differenza, è ovvio: nel mondo sensibile le cose sono un pochino più complesse, non ti pare? Esempio: Lia non capisce proprio un cazzo, però ha un bel culo, quindi vorrei andarci a letto).
      Mi pare calzante la metafora commerciale: metto il profilo del mio gruppo femminista così incremento i partecipanti, Rhianna mette le sue foto e le canzoni così vende più dischi, Robertona la travesta mette le sue foto osé così tira su clienti, Johnny il Figo mostra i muscoli e se le fa tutte anche col social, più altri millemila esempi…
      Ma è tutta una presa per il culo: lo strumento dice “condividi”, infatti la gente ci mette le foto della portata del ristorante che si mangia da sola. A casa mia condividere vuol dire: io giro lo spino faccio due tiri e poi la passo (è una metafora).
      Il concerto il coglionenelbuco non lo percepisce appieno, perché deve fare il video da postare (Io c’ero Voi no, tié).
      Poi esci a fare un giro e c’è poca gente (devono stare a casa a aggiornare il profilo).
      In facciadacul rigirano tutto, poi: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, esportiamo la democrazia eccetera (l’hai letto 1984?). Di quel film non voglio fare parte, come diceva Marx (Groucho): “Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me.”
      G

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