Venerdì campidanese

Image

Lui prese l’autobus

(da noi le chiamano corriere)

E muto s’infilò nel guscio

dell’inverno come un pesce

.

 Un venerdì. Pioveva e il cielo

Era una tavola di piombo

Ma c’era la promessa

Non è il caso di sottilizzare.

 

Lei scese i gradini uno ad uno

Si fermò guardando oltre il fango

Salutò qualcuno col sorriso

 

Un venerdì merdoso appiccicava

L’angolo del cuore sommergendolo

In pozzanghere di pioggia

Un venerdì d’inverno, freddo

 

Lui smise di fumare

Sgambettava sotto una grondaia

Dentro si sentiva un’acqua sporca

Pensava già a partire.

 

Un venerdì da niente, campidanese

Si respirava nuvole

Volavan basse tagliando il monte

In due, come un’arancia viola

 

Lei attraversò la strada

I piedi molli, la stanchezza

Già avvertita per telefono.

 

S’incontrarono sforzando

I denti di sorridere.

 

E presero pei vicoli a chiamarsi

A cercare di parlarsi

Temendo che ci si capisse

E commossi per ‘energia impiegata

Si lasciarono

Convinti di sbagliare

.

Annunci

4 thoughts on “Venerdì campidanese

  1. “E presero pei vicoli a chiamarsi
    A cercare di parlarsi
    Temendo che ci si capisse
    E commossi per ‘energia impiegata
    Si lasciarono
    Convinti di sbagliare”

    Versi magistrali!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...