I poeti inconsapevoli

Hotel del Disinganno

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K. aveva sempre avuto l’abitudine di buttare le cose (ad esempio un sasso) per aria e di star fermo a guardarlo cadere. Se il sasso gli cadeva in testa piagnucolava.
“Ma guarda un po’ come sei stupido,” gli dicevano allora i vicini. Però lui dopo un po’ ricominciava, come se avesse voluto capire meglio il fenomeno. I sassi li buttava talmente in alto che qualche volta li perdeva di vista. Allora gli arrivano in testa all’improvviso. Erano quelli che facevano più male.
Lui questi sassi particolari li esaminava, per vedere se erano gli stessi che aveva buttato i aria.
“K., vieni qua,” gli diceva qualcuno per farlo smettere. E spesso ciò bastava per distrarlo dai sassi, perché era un uomo docile e buono di temperamento.

Non sapeva di essere un poeta. Non sapeva neanche che ogni lancio in aria di un suo sasso era una bellissima poesia.

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