Colpa tua (sempre e comunque)

Venerdì sera, una coppia di amici di amici, genitori di un bimbo di un anno e mezzo.
Lei (riferendosi al compagno): “Ma sapete che lui non cambia mai i pannolini?”
Amico 1: “Proprio mai mai?”
Lei: “Mai! Cioè, per cambiarli dev’esserci una situazione di emergenza, tipo che io devo stare a 100 km di distanza!”
Lui: sorride leggermente imbarazzato
Amico 2 (rivolto a lei): “E’ colpa tua”
Lei: espressione di sconforto e stupore
Amico 2: “Sì, è colpa tua. Sei tu che l’hai abituato così”.

Ora, proviamo a ragionare: se il maschilismo è un problema di asimmetria di potere che si dispiega nella società nel suo complesso, e se risulta dunque irriducibile alla psicologia individuale di donne e uomini presi singolarmente, bisogna sì cambiare ciascuno in prima persona ma al contempo modificare il contesto micro e (prima o poi, si spera) macro sociale. Allora sarebbe forse il caso di cominciare proprio nel micro, sanzionando negativamente gli uomini che adottano comportamenti maschilisti.
Mi sarebbe piaciuto, per esempio, che l’Amico 2 avesse esclamato (rivolto a lui!) qualcosa del tipo: “Ma non ti vergogni?” oppure “Non ti facevo così maschilista!”.
A forza di ricevere messaggi di questo tipo, forse, quel papà svogliato qualche pannolino ogni tanto l’avrebbe cambiato.

Arianna

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Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

17 thoughts on “Colpa tua (sempre e comunque)

    • Beh, no, potrebbe ovviamente arrivare a desiderare di mettersi in discussione in profondità e modificare tanti comportamenti, atteggiamenti… al di là dei pannolini. Quello che volevo sottolineare è semplicemente (banalmente) che il contesto in cui è inserito può aiutare, oppure ostacolare, questo cambiamento.

  1. Allora, per quanto riguarda i comportamenti maschili io ho osservato che, a volte, per questioni di poco conto fra loro si prendono a pugni come se dovessero difendere chissà quali principi e quale onore, ma quando si tratta di prendersi QUEL tipo di responsabilità (vedasi pannolini e levatacce), in alcuni casi (non in tutti) da parte degli altri maschi prevale l’atteggiamento complice volto a giustificare palesi mancanze. Come dire che in entrambe i casi non sono cresciuti mai. E spesso la responsabilità è vero che è ANCHE delle madri, NON DELLE MADRI DEI LORO FIGLI (a loro tocca subirne le conseguenze), MA DELLE MADRI CHE LI HANNO CRESCIUTI COSì, abbiate pazienza. E l’errore spesso viene ripetuto inconsciamente dalle nuove madri con i figli maschi delle nuove generazioni. E ovviamente i padri assecondano. E’ una questione di presa di coscienza da parte di entrambi i generi.

    • Certamente le responsabilità e le cause sono da ricercarsi anche nel passato, e nelle proprie famiglie di origine in primis. Però credo che anche se si è stati educati e abituati a un certo schema si possa attuarne uno diverso (seppur con fatica). Secondo me c’è speranza anche per chi è stato allevato da madri e padri maschilisti (categoria che, come quella del femminismo, trascende i generi)… cioè per la maggior parte degli italiani e delle italiane 🙂

      • NOn metto in dubbio che un cambiamento sia possibile; noi godiamo dei risultati di un cambiamento che già c’è stato, seppure ci risulta difficile rendercene conto perché non abbiamo vissuto sulla nostra pelle le condizioni di vita delle nostre nonne e delle nostre madri. Siamo in fase di cambiamento, solo è necessario tener ben presente che fare dei passi indietro è pericolosamente semplice; per questo occorre parlarne e tener sempre ben presente da dove veniamo, anche negli aspetti che richiedono un po’ più di impegno nel venire analizzati, perché i condizionamenti sono molti e subdoli. Guardare alle generazioni dalle quali veniamo e saperle leggere serve a non fare passi indietro.

  2. Ho la soluzione al problema della tua amica, non so se è maschilista o femminista però, dimmelo Tu…
    Dunque l’amica potrebbe dire al renitente anticacchine: se non cambi il pannolino al baby non te la do più!
    Giamba

    • Beh, lo sciopero sessuale è effettivamente un’opzione… che però a me non piace, per lo meno non esplicitamente dichiarata come “punizione” (o, per converso, “premio”). Può però essere una conseguenza: se uno dei due irrita o ferisce l’altro (e le disuguaglianze nel lavoro di cura possono effettivamente irritare e anche ferire), inevitabilmente anche l’attrazione nei suoi confronti ne risentirà.

  3. Responsabilità di madri e padri, responsabilità dei figli come figli e di figli come madri e padri dei propri figli, colpe di un o dell’altro.

    Secondo me la società non funziona così. Funziona che certe asimmetrie e cattive pratiche si trasmettono nei secoli, derivano da discrepanze antiche e radicate. Per modificare cose del genere non basta “sanzionare negativamente” o far leva su cose vecchie e (permettimi la battuta) un po’ cristiane come la vergogna. Anche perché se uno si vergogna non è detto che cambi.

    Ci vuole una presa di coscienza molto più profonda, come scrivi nel commento Arianna, che metta in discussione i propri retaggi culturali e vagli ciò che di buono il passato ci ha dato e ciò che invece va superato e questo vale indiscriminatamente per tutti, per gli esseri umani che hanno voglia di farsi carico dello sviluppo dell’umanità. Quanti siano questi, non lo so 😉

    Un abbraccio!
    G.

    • Sì, beh, però se aspettiamo la presa di coscienza profonda… facciamo in tempo a invecchiare e a veder invecchiare quei bambini che hanno bisogno di farsi cambiare il pannolino!
      Personalmente credo si debba volare alto e – contemporaneamente – basso. Con chi ci sta, con chi ha voglia di mettersi in discussione si ribalta la questione da capo a piedi senza dare nulla per scontato: ottimo. Però credo sia anche importante agire nei vari contesti sociali in modi anche più superficiali, sanzionando negativamente o positivamente, aprendo piccole discussioni… anche semplicemente per creare un po’ di movimento e magari far venire qualche dubbio in più (anche in noi stessi).

  4. D’istinto mi verrebbe da dire ad amico2 che è un pessimo compagno, oltre che un pessimo padre, ma ho imparato col tempo che giudicare le dinamiche di una coppia è sbagliato, perché è molto probabile che lei abbia un atteggiamento analogo a quello di amico2 con i pannolini in altre situazioni, e solo loro sanno come compensare gli squilibri del loro rapporto, le carenze dell’altro. Detto ciò, gli uomini E LE DONNE di oggi sono stati cresciuti con una concezione maschilista, e servirà un po’ di tempo, probabilmente diverse generazioni, prima che noi tutti ci libereremo di queste catene comportamentali.

    • sì, senz’altro concordo col fatto che giudicare le dinamiche di coppia sia molto delicato… però credo che per favorire qual cambiamento a cui alludi possa essere utile esternare giudizi negativi o positivi su certi comportamenti, o anche semplicemente fare una battuta sul fatto che il lavoro di cura (o altre cose!) potrebbe essere ripartito in modi diversi da quelli a cui siamo stati abituati.

      • Beh, è un semplice rimbaltamento dei ruoli… ma purtroppo non si sono inventati assolutamente nulla! Magari a Trento queste dinamiche non si vivono così intensamente… ma t’assicuro che a Parigi (e il video è francese) era proprio così! Mi riferisco qui soprattutto ai commenti per strada… ma anche l’aggressione non è fantascienza! Per esempio conosco direttamente o indirettamente delle ragazze che sono state fisicamente aggredite… purtroppo.

        • Figurati, sono sicuro che queste cose accadano quotidianamente, a Parigi, come a Trento (purtroppo anche per me), ma non è per questo che non mi è piaciuto.

          E’ proprio nel ribaltamento dei ruoli, mi sembra, che il video cristallizzi una certa immagine dell’uomo ed anche una certa immagine della donna che svolgono, ancora una volta, l’equazione
          uomo = carnefice
          donna = vittima
          E non mi piace. Non mi piace vedere l’uomo dipinto così, ne la donna dipinta cosà (anche se le battute dell’uno le fa l’altro – che fa confusione ma non cambia la sostanza).

          Forse, pensandoci ancora meglio, questo tipo di materiale proprio non aiuta a uscire dai ruoli di genere prefissati, ma li sottolinea e li conferma.

          • Nemmeno a me piacciono questi ruoli. Però è anche (e forse soprattutto) questa la realtà. Per cambiare qualcosa bisogna prima intendersi sul punto di partenza. E il punto di partenza è – tristemente – questo. Trovo utile il video perché nel ribaltamento dei ruoli sottolinea cose che non si notano più, perché ciascuno resta chiuso nella propria prospettiva. Non ci piace? Ottimo. E’ un primo elemento che abbiamo in comune per spostarci verso altri ruoli, altre relazioni. Però purtroppo non tutti sono convinti che vi sia una “maggioranza oppressa” (le donne) nell’attuale sistema sociale ed economico. Ecco perché il video è importante, per segnare un dato di realtà condiviso, da cui poi partire per cambiare le cose.

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