Nascita (2) – Canto della autocoscienza

Che fa qui

ad avvizzire tra le crepe del giorno?

Qual è il tuo scopo volgare

e quello sublime?

Quante frecce conti nell’arco della vita

e di quali ammanchi per fare centro?

Cosa ti nascondi, ancora

e quali confessioni, quali bisbiglii

ti sei concesso negli anni?

Ed anche:

sai perché sei nato?

Stai bene incastonato nel reale,

in questa slabbratura vergine del cielo?

Oppure ti manchi

ti manchi terribilmente?

Se anche tu ti mancassi…

 

Ti sono accanto.

Sai, accanto

ti sono inutile come un firmamento

nella notte acerba del mondo

nella notte senz’occhi,

se per niente ti manchi

se per nulla ti cerchi.

20140406_171436

Foto: Algarve 2014

Giulio

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3 thoughts on “Nascita (2) – Canto della autocoscienza

    • A me piace “slabbratura vergine del cielo” invece 😉 Voleva essere un riferimento allo strappo nel cielo di carta di Pirandello, ma con qualche accento in più. Più che uno strappo una ferita, slabbrata, difficile da ricucire e vergine perché per la prima volta, come un’unica caduta sulla terra, irreparabile.
      Come se dal cielo vergine penetrasse, in giù, qualcosa, che fa l’essere umano e che allo stesso tempo è il suo rapporto con l’alto e la sua distanza da esso. Forse sto parlando dell’anima.

      Nasce anche l’anima?

      Sono riuscito a scrivere qualcosa per la “nascita” insomma 😉

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