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Hotel del Disinganno

Il giovane entrò nel negozio con la testa china. Si avvicinò al banco, dietro il quale troneggiava un uomo grosso quanto un armadio, vestito di un camice unto, con le maniche arrotolate sino ai gomiti e le braccia pelose conserte nel vasto petto. L’uomo guardava il ragazzo come dall’alto di un pulpito, quasi in attesa della sua ammissione di colpa.

Il ragazzo si fece ancora più piccolo e si strinse nel misero cappotto. Non alzò neanche lo sguardo quando parlò. Le sue parole erano sommesse come il sospiro di una corrente che trapassa una soglia socchiusa.
– Vorrei del silenzio
– E quanto ne vorresti? – chiese l’uomo del banco
– Non so… ho solo queste…
E nel dirlo trasse dalla tasca un piccolo fagotto, formato da un fazzoletto, neanche tanto pulito. Lo svolse con cura, sempre col viso chino.
Sollevando la mano rovesciò il contenuto del fagotto. Sul piano…

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