La strana storia del vivere alle spalle dei genitori

Sempre, in ogni articolo che tratti di giovani, di emigrazione, di lavoro in Italia, emerge in ogni luogo un fatto: vivere supportarti dalla propria famiglia è un male. In qualche modo il mito del self-made-man pervade ancora oggi la nostra logica di vita e, se non ce la facciamo da soli, meglio emigrare, oppure è una vergogna. Ma com’era, prima? Non è forse logico che chi ha già vissuto abbia nelle proprie mani la ricchezza della propria famiglia, mentre chi inizi a costruire una vita non abbia nulla in mano? Perché dobbiamo farcela da soli?

Giulio

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4 thoughts on “La strana storia del vivere alle spalle dei genitori

  1. Mah, il problema secondo me non consiste nel fatto che i genitori trasferiscano parte delle loro risorse (finanziarie e non) ai figli. Questo può essere anche una cosa bella. I problemi sorgono quando l’unico modo per accedere alle risorse è quello di essere figli dei genitori “giusti” (cioè di quelle persone che, appunto, sono provviste di risorse). Se 1) per qualche motivo il rapporto genitori-figli non consente questo passaggio (non è detto che tutti i genitori siano disposti al trasferimento di risorse né che tutti i figli lo accettino) e, soprattutto, 2) se la propria famiglia non è in grado di operare questo trasferimento… in Italia la vita è dura. Questo è il problema! Anche nel caso fortunato in cui si lavori e si venga pagati (le due cose, purtroppo, non sono sempre associate), la maggior parte degli stipendi non consente di mantenere se stessi e una eventuale famiglia (cioè dei figli). E questo è un grave problema perché implica la riproduzione se non l’aumento delle disuguaglianze di classe, e tiene tutti ingessati, dipendenti dalle famiglie di origine, con cui, anche quando ci sono le risorse, non sempre si è in buoni rapporti – e mi pare giusto poter vivere decentemente senza dover per forza dipendere dalla propria famiglia di origine.

  2. La disuguaglianza è un problema ben più grave, complesso e su vasta scala in effetti. Io semplicemente mi limito in questa riflessione ad un sottopunto del punto 1, nel domandarmi cioè le ragioni per cui il trasferimento (quando possibile o per quanto possibile) sia ritenuto da innaturale fino a vergognoso.

    Per esempio, ti pare “giusto vivere decentemente senza dipendere per forza”. Anche a me pare così, ma mi chiedo perché. Alla base secondo me c’è una scorretta separazione interfamiliare come se genitori e figli e nipoti non fossero un unicum, ma entità singole in qualche forma di rapporto stretto. Questo non era così e non è così in molte culture e parti del mondo. E, per me, questa separazione ha a che fare con un concetto di falsa emancipazione di epoca industriale, in cui tramite la libertà economica dalla famiglia si raggiunge una libertà effettiva.

    • Eccomi, scusa il ritardo!
      Mah, secondo me quelle che tu definisci “separazione interfamiliare” e “libertà economica dalla famiglia” non sono scorrette e false, ma anzi fondamentali. Non credo che, nel mondo industrializzato, sia tutto da buttare. E mi pare anzi positiva la possibilità di vivere una vita anche molto diversa da quella della propria famiglia di origine, e magari anche di entrare in conflitto con essa, e di separarsi sia economicamente sia emotivamente. Anche la libertà economica (non solo, ma anche…) rende possibile la libertà di non riprodurre il modello sociale/etico/economico della propria famiglia. Senza questa libertà, il fatto di riprodurlo, se lo si condivide, non è un atto libero, bensì un’azione obbligata.
      Senza contare che ci sono persone che non hanno nessun tipo di famiglia (né buona né cattiva, né ricca né povera).

      • Credo però, ma sono qui per valutare la cosa, che l’adesione alla “libertà economica” sia in realtà per i molti una forma di adesione ad altri modelli sociali, culturali, di pensiero; adesione che non avviene per scelta, ma per obbligo in qualche modo. Penso soprattutto al passaggio dalla campagna alla città, all’emigrazione, laddove chi parte cercando una possibilità diversa la ottiene al costo di una adesione (per me forzata) ad un modello di arrivo.

        Per tornare alla partenza, penso anche che questo passaggio sia più che altro indotto e cioè che il modello attuale di arrivo abbia avuto necessità alte di persone aderenti ad esso e per questo abbia favorito il distacco interfamiliare, i giovani che partono e tutto il resto.

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