radiojournal

Si je m’écoute, je n’entends plus tellement l’écho d’horreur des nouvelles au quotidien.

Des crises qui empirent jour après jour, des miliers de personnes (désignées réfugiés, migrants et par beaucoup d’autres noms) qui fuient, qui meurent, qui sont rejetés par nos démocraties (qu’on pourrait désigner sans faute autrement) au XXI siècles. Ce matin au radio journal, ils parlaient de futures déportations. L’europe déportera après les avoir imprisonnées des miliers de personnes (migrantes, pauvres, clandestines).

Rien de nouveau, dans le silence et l’habitude aux tragédies qu’on endure jour après jour. Seulement, un constat, bien sûr triste, d’un manque de force, tout à fait personnel, vis à vis de cela.

 

Se mi ascolto, non percepisco più così tanto l’eco dell’orrore delle notizie quotidiane.

Crisi che peggiorano ogni giorno di più, migliaia di persone (chiamate rifugiati, migranti e con molti altri nomi) che fuggono, muiono, sono respinte dalle nostre democrazie (che potremmo chiamare tranquillamente in altro modo) del XXI secolo. Questa mattina al radio giornale parlavano di future deportazioni. L’europa deporterà, dopo averle imprigionate, migliaia di persone (migranti, povere, clandestine).

Niente di nuovo nel silenzio e nell’abitudine alle tragedie che oramai sopportiamo ogni giorno. Solo una constatazione, senza dubbio triste, della mancanza di forza, sicuramente personale, di fronte a tutto ciò.

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3 thoughts on “radiojournal

  1. L’Europa già imprigiona nei C.I.E. e deporta da più di dieci anni, al massimo può estendere politiche prima sperimentali a fette più consistenti di popolazione.

    Rispetto al cuore di quanto scrivi, mi domando spesso cosa mi sia richiesto, di fronte a tutto questo. Secondo me già resistere, in termini etici e pratici (cioè nella vita quotidiana) alla deriva imperante, al pensiero dominante, è molto. Non siamo soli, in questo.

    • Effettivamente nulla di nuovo i CIE esistono purtroppo già da molto; in un fenomeno di questo genere i numeri però, forse, non sono irrivilevanti… Hai ragione a dire che resistere (eticamente per come si può) alla derive del pensiero dominante è molto, e non siamo gli unici per fortuna e quindi non soli. Al contempo, spesso digeriamo da soli insieme al caffé mattutino, o nelle nostre giornate spesso individuali, questo mondo così costituito.
      Quel che è bene e quel che aiuta è la possibilità effettiva di condividere, di confrontarsi!

      • Sicuramente i numeri non sono irrilevanti, ma per me sono quelle cose un po’ come la pena di morte, che ce ne siano poche o tante, ci sono stati che l’autorizzano e sono contrario per principio. Poi numeri altri equivalgono forse a ferite più grandi, sempre meno sanabili.

        Concordo con te, moltissimo anche, rispetto alla possibilità di condividere e confrontarsi, di scambiare una informazione non drogata su quello che altri pensano. Perché resistere è già difficile di per sé, resistere da soli vagamente impossibile.

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