il mito del tempo

Da questa mattina è fatto obbligo agli utenti della metropolitana di Milano la convalida del titolo di viaggio in uscita. Richieste opinioni al popolo buio, il sentimento popolare si divide, come prevedibile, tra la buona idea e l’insofferenza molesta. Un insospettabile dichiara che nella grande e rapida e frenetica Milano non s’ha il tempo di tergiversare dinanzi a una qualsivoglia barriera, la gente ha d’andare a lavorare. Per evitare perdite di tempo e affollamenti ai tornelli, in alcune stazioni l’uscita sarà mantenuta libera.

Sviluppo #1
Non ha mai tempo, la città-traino. Ha solo impegni da rispettare, e il suo tempo non ha spazio, perché avere spazi significa incontrare confini, barriere, ostacoli; interrompere il flusso di Milano non è cosa da pensare, perché la città è metropolitana, è flusso essa stessa, non ha confini, esplode: resta solo il tempo della percorrenza.

Questa è una città-flusso, misura se stessa nello spazio in base al tempo degli spostamenti: a Milano la gente non cammina, ma va di fretta, non ha cose da fare, ma posti in cui andare. L’immagine che dà di sé è il futurismo redivivo di una fama veicolare, vettoriale: la locomotiva, il movimento, la velocità che non lascia spazio alle relazioni, perché la relazione dev’essere scaricata a terra per acquisire solidità, realtà. Situarsi nel tempo abbatte le barriere spaziali tra le persone, riduce il rapporto a pulviscolo nell’etere, la città-flusso giustifica la fragilità delle relazioni che ospita attraverso la quantistica fondamentale di un principio di indeterminazione: onde o corpi, cosa scegliamo di essere?

Le onde viaggiano in uno spazio infinito, per un tempo infinito, non amano le barriere e non chiedono permesso, sono messaggi continui in infinite conversazioni sempre possibili.

Dove lavori? A dieci minuti di metropolitana da casa, forse ce ne metterò uno in più da oggi, perché hanno innalzato una barriera, per quanto legittima, al flusso della mia onda grav-intenzionale, ma non sarà un ostacolo fisico, sarà solo un po’ di tempo in più nel tempo infinito della percorrenza perenne.

(continua)

 

 

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One thought on “il mito del tempo

  1. Grande, Giammy, bentornato!
    “il suo tempo non ha spazio, perché avere spazi significa incontrare confini, barriere, ostacoli”: geniale 🙂

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