Le scelte antieconomiche

Un mese fa chiudevo il mio conto in banca storico in Intesa San Paolo, dopo averne aperto uno nuovo in Banca Etica. Seduto al desk, svicolavo le ultime proposte di prestiti vantaggiosi e solo per me, evitavo di cedere alle lusinghe di chi mi chiamava meritevole di offerte speciali, di chi mi proponeva almeno di tenerlo come conto di appoggio, per l’efficienza, che non si sa mai, di chi mi diceva che era praticamente gratuito. Poi la signora ha capito e mi ha detto: “se proprio lo vuole fare, allora costretta da lei, glielo cancello, mi spiace proprio.” Aveva uno sguardo contrito, anche per conto della banca, ma anche perché quel conto era davvero conveniente, una super offerta di anni ormai lontani, con condizioni oggi impensabili. Mi sono sentito di dire alla signora: “guardi che non mi sta accadendo nulla di male, sto solo facendo una scelta antieconomica.”

Ora, non so se la parola antieconomica fosse corretta, ma sicuramente la mia è una scelta alternativa a quella di maggior convenienza, di maggior profitto personale immediato. Nelle lunghe riflessioni pre e post evento ho notato come moltissimo di quello che facciamo viene giustificato semplicemente dal principio dell’economicità, come se una cosa conveniente fosse preferibile ad una non conveniente, a priori e questa convenienza fosse l’unico vero metro. Dagli appalti pubblici a ribasso, alla scelta del conto in banca, alla spesa.

Fare scelte antieconomiche, invece, diventa sempre più importante, come forma di contrasto ad un modello di vita e società che vorrebbe fare di tutto una questione di mero denaro.

Giulio

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2 thoughts on “Le scelte antieconomiche

  1. Sai che sono di parte (del resto, mi piace esserlo!)… in ogni caso, sono proprio contenta di questo tuo passo. E condivido molto ciò che scrivi sul criterio della “convenienza” che sembra l’unico razionale e, dunque, legittimo. Per qualsiasi tipo di scelta: dall’alimentazione all’abbigliamento, dal conto in banca al Paese o alla città in cui abitare, al mezzo di trasporto. A forza di badare solo alla convenienza ci riempiamo di cose di poco valore, mangiamo cose che ci fanno male, contribuiamo ad alimentare un sistema economico che sfrutta, inquina, fa arricchire i già ricchi. Sono discorsi “borghesi”? Non credo. E’ vero che non tutti possono permettersi di rinunciare alla convenienza, ma molti sì. Molti di più di quelli che pensano di poterlo fare. Va da sé che, se si rinuncia alla convenienza, bisogna ridurre il numero di oggetti acquistabili… e non è sempre un male.

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