Intermezzo parte III

Inès e Arturo riuscivano, talvolta, a rincorrere le loro passioni individuali anche quando insieme nello stesso spazio. Allora, da dietro una porta, les valses del violino, le ripetizioni infinite fino a soddisfare l’ambizione della musicista, riempivano il tempo. Eppure quando Inès emergeva da quel suo mondo sonoro e un po’ sognante abbandonava la sua stanza, la sua finestra e il suo strumento, trovava spesso Arturo assorto in cucina a non far nulla, ad ascoltare, diceva. Vedi perché non puoi stare sempre qui… e, con dolcezza, le sorrideva.

Delle liti e delle incomprensioni, della sacra rabbia, oggi Arturo non ricordava che qualche porta sbattutta e, forse, lo sguardo triste e vago che per qualche giorno rabbuiava l’espressione di Inès. Degli anni successivi più quieti, della quotidianità fatta anche di noia e fughe, degli amici a cena, delle domeniche a spasso, non aveva che un gusto in bocca: il sapore familiare e intimo della propria scelta, l’odore della pelle di Inès. Ma quella sera di temporale, erano i giorni, le settimane, i mesi iniziali e infiniti della scoperta a riempire come fumo tutta la sua fantasia.

Non c’era spazio per il resto, né per i rimproveri, né per i giorni lenti d’estate, né per il rumore improvviso, per lo schianto prima del treno poi delle parole nella sua testa. Solo la risata di Inès restava.

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