Straniera tu, straniera io

Milano, San Cristoforo, stazione del treno.

Una giovane donna in chador nero solleva un passeggino con bimbo annesso, e scende di corsa le scale del sottopassaggio. Alla rampa successiva, da percorrere in salita, riesco ad offrirle il mio aiuto.
Il passeggino è pesante, mi chiedo come abbia fatto a trasportarlo da sola. Arrivate in cima le sorrido, cercando di mettere nel sorriso tante cose: come il fatto che, se vuole, possiamo parlare, abitiamo nello stesso quartiere, mi piacerebbe conoscerla.
Lei però fissa dritto davanti a sé, non incrocio il suo sguardo. Bisbiglia un “grazie” in tutta fretta e si mette a camminare spingendo il passeggino.
La osservo mentre si sposta di qualche metro sulla banchina, parlando al cellulare. Poco dopo la raggiunge un uomo, più vecchio di lei, che si mette al suo fianco e prende in braccio il bambino.

Sento un dispiacere spigoloso crescermi dentro, che si mescola a rabbia, e inizio a vedere cose che, in quella scena, non ci sono: vedo una donna di vent’anni venuta dall’Egitto dopo aver sposato un uomo che non conosce, originario del suo stesso villaggio. Vedo una donna a cui è stato detto di non dare confidenza alle italiane, perché sono senza religione, senza morale: escono da sole come prostitute, scoprono il corpo, si truccano. Vedo una donna venuta a Milano per fare figli e stare chiusa dentro al piccolo mondo degli egiziani immigrati qui.

Di colpo mi trovo a pensare che si parla tanto della paura degli stranieri, ma “straniero” è una categoria relazionale: se tu sei straniera per me, anch’io lo sono per te.
La paura è probabilmente reciproca.
Penso a come sia facile piantare un seme di guerra in una mente, un cuore umano. Basta dirsi: “Noi contro tutti”, e permettere che il noi diventi sempre più piccolo, sempre più stretto… fino a stare dentro ai confini dell’io.

20170823_152505

Foto: Lisbona 2017

Annunci
Questo articolo è stato pubblicato in Aironi, Pensieri e contrassegnato come , , , da arikita . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su arikita

Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...