Informazioni su arikita

Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

Dunque così

Dunque così
fragile
la felicità, questa terrena
fatta di corpi
vivi, a fare cose
anche noiose
come pagare bollette
e parlare
con l’operatore numero venti
che risponde dall’Albania,
corpi in movimento
a mettere senso
nel mondo,
corpi che poi
di colpo
e presto, troppo.

Come fare, dove
trovare la forza
per arrivare alla fine
della giornata,
della notte?

Un pensiero
basterebbe forse
un pensiero.

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Come si fa (per Irene)

Come si fa
a lavarsi i denti
allacciarsi le scarpe
apparecchiare la tavola
scendere e salire
le scale.

Come si fa
a sopportare la bellezza
che ostinata esiste
a perdonare le cose
rimaste in piedi
e i bambini
nati
proprio adesso.

Come si fa
a stare
in tutte le prime volte
senza di te.

 

Irene se n’è andata, non sappiamo dove ché altrimenti l’andremmo a cercare.
Non c’è più ma c’è stata, anche qui, su Aironi di carta, come zampine.
Un motivo in più per pensarla da questi cieli

Ciao, Irene.

Non mi avevano avvisata

Non mi avevano avvisata
che avrebbe fatto male
una puntura, qualcosa
di sottile e tagliente
a lacerare tessuti
le nostre ultime difese.

Non mi avevano avvisata
che saremmo sprofondati
nel tuo bozzo primitivo
di necessità e urgenza
nudi come
animali selvatici.

Non mi avevano avvisata
e ora che ci sei
abbiamo tutto
da perdere.

Foto: Iran 2018

Un amore imperfetto

Ti amerò
d’un amore imperfetto
condizionato senz’altro
dalla stanchezza
dall’umore

vorrei promettere
cose impossibili
come “sempre”
“mai e poi mai”

invece so
non basteranno
le mie mani zoppicanti
a colmare la distanza
contenere i vuoti.

Che tu possa trovare
la strada
verso un mondo più grande.

 

Foto: Lisbona 2017

Un porto sicuro

Un porto sicuro
lo cerchiamo
tutti
ché le onde
non solo nel mare.

L’acqua che avvolge
e uccide
è forse meno crudele
di questi sguardi
a indagare un bisogno evidente:
posso stare qui, con voi?

Foto: Sicilia 2011

Ci riempiamo la bocca

Ci riempiamo la bocca
nei pranzi della domenica
di grassi animali
e parole
come meglio, migliorata, neanche
a paragonare.

Prima peggio:
ma ora?
Abbiamo la forza
di perdonare i più fortunati
che si lamentano
del caldo e del freddo, della gente
senza rispetto?

Davvero possiamo
lasciar andare la rabbia
e il desiderio
dolente
d’una famiglia la domenica,
con due figlie adulte?

Foto: Torino (Cavallerizza) 2017

 

Alla fermata del tram

Alla fermata del tram
aspetto, mi preparo
al contatto
rabbia con rabbia
bisogno schiacciato
contro urla
di cellulari.

Semplicemente allora faccio
come dice mio papà:
la strada lunga
per vedere i fiori.

Foto: Anghiari 2018

 

Che paura, m’hai vista


Che paura, m’hai vista
più brutta ancora
nuda come
una gallina spennata.

M’ero coperta
nascosta fino a non
sentire e invece
ecco: sono anche così.

 

E tu m’hai vista
e mi guardi
con insistente amore.

 

Foto: Lisbona (Alfama) 2017