Informazioni su arikita

Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

Il dio dei credenti

Il dio dei credenti
non è
come noi
che dopo un certo
tempo
imploriamo una svolta
una fine
basta.

 

 

Lui invece
non si stanca
di aspettare
di guardarti
e nota la prima
piccola curva
all’insù.

Seme d’un sorriso.

Foto: Danimarca 2010

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Ci volevi tu

Ci volevi tu
a ridere luminoso
agitando un foglio di carta.

Ci volevi tu
a vibrare note nuove
nelle cose di sempre.

Ci volevi tu
a toccare
per sentire
come suona il mondo.

Non siamo mai andate d’accordo

Poi di colpo,
in mezzo alla rabbia
per la tua prepotente
fragilità,
mi tagliano nette
raffiche di dolore
e arriva dritta
la tua
pena inconsolabile.

Non siamo mai
andate d’accordo,
piuttosto due note
stonate
e in modo diverso
fuori posto, non ci saremmo
forse scelte ma
così la parentela:
legami, nonostante.

 

Foto: Parigi 2018

Lasciarsi toccare

Come molti neo-genitori, ho seguito un breve corso di massaggio infantile.
Ecco qualche appunto sparso sul tema.

I neonati integrano più facilmente nel proprio schema corporeo le parti che vengono toccate, nude. E se anche per noi grandi funzionasse un po’ così? Forse anche nel nostro caso esistono soltanto le parti di noi che lasciamo – almeno ogni tanto – esposte allo sguardo altrui, e al contatto. Le parti che invece teniamo sempre nascoste, sempre protette a un certo punto smettono di esistere perfino per noi stessi.

Toccare è sempre reciproco: chi tocca è anche toccato, inevitabilmente. Se massaggio il mio bimbo, la sua pancia è toccata dalla mia mano, e la mia mano dalla sua pancia. E’ dunque un’esperienza intima per entrambi, ché anche toccare espone, non solo lasciarsi toccare.

Il contatto è generativo: una mano e una pancia che si toccano sono qualcosa di nuovo e di più della mano e della pancia prese singolarmente. Allora occorre curare sia il momento dell’avvio del massaggio (chiedendo il permesso prima di massaggiare) sia il momento della fine (staccando delicatamente e lentamente le mani, in modo che la transizione sia graduale).

Il massaggio produce sempre un effetto, anche se non immediato. Più una pancia (o una gamba, o una schiena…) è massaggiata, più – in qualche modo – “matura”.

Preghiera semplice

Dio delle madri
insonni
a vegliare su pensieri
appuntiti e disordinati
come chiodi in una scatola
a vegliare su figli
malati e pieni
di paure
fa’ – ti prego –
che le mie carezze
restino
ingombranti e ostinate
fa’ – ti prego –
che il mio piccolo
ci scivoli sopra, c’inciampi contro
quando tagliente e ruvido
quando buio e stanco
fa’ – ti prego –
che le trovi
senza cercarle.

Ti auguro, piccolo mio

Ti auguro, piccolo mio,
una vita felice e densa
d’amore,
che tu possa trovare
e continuamente cercare
dove
sicuro: caldo nel freddo,
fresco d’estate,
un luogo dentro
da chiamare casa.

Ti auguro, piccolo mio,
di generare tracce
luminose,
che tu possa avere
occhi
e sentire pieno
il senso, qualcosa
di più grande
ad abbracciarti.

Dunque così

Dunque così
fragile
la felicità, questa terrena
fatta di corpi
vivi, a fare cose
anche noiose
come pagare bollette
e parlare
con l’operatore numero venti
che risponde dall’Albania,
corpi in movimento
a mettere senso
nel mondo,
corpi che poi
di colpo
e presto, troppo.

Come fare, dove
trovare la forza
per arrivare alla fine
della giornata,
della notte?

Un pensiero
basterebbe forse
un pensiero.

Come si fa (per Irene)

Come si fa
a lavarsi i denti
allacciarsi le scarpe
apparecchiare la tavola
scendere e salire
le scale.

Come si fa
a sopportare la bellezza
che ostinata esiste
a perdonare le cose
rimaste in piedi
e i bambini
nati
proprio adesso.

Come si fa
a stare
in tutte le prime volte
senza di te.

 

Irene se n’è andata, non sappiamo dove ché altrimenti l’andremmo a cercare.
Non c’è più ma c’è stata, anche qui, su Aironi di carta, come zampine.
Un motivo in più per pensarla da questi cieli

Ciao, Irene.

Non mi avevano avvisata

Non mi avevano avvisata
che avrebbe fatto male
una puntura, qualcosa
di sottile e tagliente
a lacerare tessuti
le nostre ultime difese.

Non mi avevano avvisata
che saremmo sprofondati
nel tuo bozzo primitivo
di necessità e urgenza
nudi come
animali selvatici.

Non mi avevano avvisata
e ora che ci sei
abbiamo tutto
da perdere.

Foto: Iran 2018