Informazioni su arikita

Che ci faccio qui, su questo pianeta? Di preciso non lo so. Me lo chiedo spesso, però. Per ora sono arrivata alla conclusione che sia per contribuire a rendere la realtà interna (me stessa) ed esterna (il mondo in cui vivo) un posto più accogliente per tutti. Per sentire mie le battaglie combattute in nome dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Per esercitare la compassione e provare a comprendere.

Non esistono formule magiche

Non esistono formule magiche:
il dottore parla
dell’essere
e del non essere.

Non dice (come altre volte)
forse
dati clinici
la reazione al farmaco
no: adesso è certo.

Non esistono formule:
impossibile isolare
i singoli
elementi (quantità, qualità)
osservare
relazioni stabili
prevedere.

Non esistono formule
e neppure magie
parole
gesti capaci
di fare cose
con i desideri.

Non esistono formule magiche:
restiamo senza
un attimo
lungo, poi
torniamo a cercare.

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Foto: Iran 2017 – Le torri del silenzio

 

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Come questi fiori di marzo

IMG_6800Come questi fiori di marzo
a colorare i rami
senza calcoli di rischio
e opportunità
nell’ignoranza del meteo
la perturbazione annunciata

Così sento
espandere
la pelle
che tiene tira tende
e accade
di movimento proprio:
lascio che sia.

Foto: Iran 2017

L’importanza della sanzione sociale

“In Germania sì che le persone sono educate, mica come da noi in Italia… siamo proprio un popolo di incivili”
“Roma, Napoli, ma anche tanti quartieri di Milano fanno schifo: le strade sporche, piene di rifiuti… eh ma del resto gli italiani sono così, non c’è niente da fare”
“Ah ormai è impossibile leggere sul tram o sul treno: le suonerie degli smartphone a tutto volume, e poi la gente urla al telefono!”.

Naturalmente il parlante si sente sempre escluso dalla categoria degli italiani incivili e maleducati. Eppure: perché resta indifferente quando assiste a comportamenti che ritiene dannosi? Per paura del conflitto, per sfiducia nella possibilità di cambiare lo stato delle cose?
Credo nella sanzione sociale: se le persone che si lamentano dei costumi nazionali nel privato esprimessero la propria indignazione ai diretti interessati, i comportamenti scorretti diminuirebbero.

“Scusi, perché lo sta buttando per terra? C’è un cestino a pochi metri…”
“Scusate, perché sputate proprio qui alla fermata del tram? Non è bello camminare sugli sputi… potreste sputare sulle rotaie, almeno!”
“Scusi, può utilizzare le cuffie se guarda il video sul telefonino?”
“Scusi, può abbassare la voce?”

“Certo, come no, il miglior modo per farsi insultare, e magari anche aggredire!”
A volte gli insulti arrivano, è vero, a volte no.
Val la pena tentare.

Le statistiche sono vuote

Le statistiche sono vuote
finché
riempi la tua parte
di tutto, un pezzo
stretto o largo (dipende)
ma per te
intero.

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E’ bianco fuori
non silenzio:
sei con le voci stai
con noi
ti prego
fermati qui.

Foto: Iran 2017

 

Parole incespicanti

Parole incespicanti
incerte nel vuoto
l’attimo instabile
tra punta
e tallone.

Parole che scoprono
per la fatica
di tenere dentro
schiacciata in fondo

una rabbia nuda.

 

Foto: Nadia Lambiase

Denti

Mi sono accorta
di avere due canini
scheggiati
i molari usurati lisci
come pietre
di mare.

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Ho addentato
il mantello nero
della notte
per tenerlo più corto
impaziente
del tuo risveglio al mattino
quando ascolto e tocco
che ci sei
ancora.

Ho masticato cose
dure
così come sono
crude e taglienti
le ho rigirate in bocca
a consumare smalto
sanguinare gengive
riaprire cicatrici
bianche e vive
come un’assenza.

Ho strappato a morsi
pelle e unghie
giorni d’ansia
da tirare a sera
quando il sole fuori
e i buchi più bui
del poco che mi sento.

Ho triturato
interi bocconi
di non voglio
schiacciati e rivoltati
nello sforzo di sentirli
docili e molli
d’altro impasto.

Arriva però il momento
di deglutire
mandar giù
dentro oltre i denti
con testa e coda
che scivolano
anguilla di fiume
e nel mezzo qualcosa
testardo
rimane.

 

Foto: Lisbona 2017

Perché piangi

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Perché piangi?
Scusa ti ho svegliato
proprio tu
che domani sarai
a trattenere il respiro
a contrarre la spalla
destra, piango
perché ho sentito Salvini
dire chi muore
non è vivo non c’interessa
perché ho visto il sorriso
odioso di Berlusconi
di nuovo sicuro
piango
perché ho toccato
le pieghe
sulla tua fronte
fatica e commozione
un soffio appena.

 

 

E’ anche che ho aspettato
mezz’ora il tram
stasera, sono stanca ma
un amico parte, un altro
ancora la Svizzera
e un contratto
che lascia aperta la fine.

Scusami, amore, scusa:
non riesco
adesso
a piangere piano.

 

Foto: Islanda, 66° Nordur 2.0

La piega della tristezza

Milano, lunedì mattina, tram 14.
Umanità schiacciata e infastidita dal contatto reciproco, ciascuno pensando allo spazio che vorrebbe prendere, e allo spazio occupato dagli altri.
Tra una fermata e l’altra, un signore calvo con gli occhiali si mette a sbraitare contro il vicino: “Se non ti piace tornatene nel tuo Paese! Caproni! Puzzate come dei caproni, ci mettete il profumo sopra per coprire la puzza… fate schifo!”.

Mentre mi unisco al coro dei “Basta! La smetta!”, cerco il viso dell’uomo a cui sono rivolte quelle parole. Ma vedo soltanto la nuca, il collo, dove una piega, di colpo, profonda: la piega della tristezza.