Informazioni su Giacomo

Giacomo, nato nel 1984. Scrive sul blog dal 2008 poesie e racconti.

LA GRANDE BELLEZZA

LA GRANDE BELLEZZA

Si guardò allo specchio un’ultima volta prima di uscire quella sera. Il suo sorriso era smagliante, un rossetto tenue le metteva in risalto le labbra mentre i capelli ricci castano chiaro le lambivano il collo. Il suo sguardo era profondo come il mare, e mentre si guardava compiaciuta negli occhi, con la sensazione chiara e netta di conoscere finalmente se stessa, di aver fatto pace con i suoi pensieri, persino quelli più brutti e negativi, le tornarono in mente dei ricordi di qualche anno prima, ma che le sembravano così lontani da non sembrare nemmeno di quella stessa vita. Era cambiata, e molto anche.

Uscì di casa con un passo deciso ma estremamente femminile, un’andatura elegante che lasciava dietro di se un profumo del tutto particolare, una fragranza che non era solo quella del profumo con cui si era bagnata collo e polsi poco prima, ma che era evidenziata dalla sua sicurezza e stabilità interiore, uno stato di benessere che aveva raggiunto dopo anni di duro lavoro su se stessa. Aveva dovuto accettare tutte le sue paure, sentirsi piccola e indifesa, e ricominciare da lì, ma soprattutto aveva dovuto tornare ad amarsi, per quello che era, per come era, nonostante tutto.

Era sicuramente in sovrappeso, ma riscuoteva un certo fascino sul mondo maschile al di là dei chili di troppo. Il modo con cui si muoveva era estremamente femminile, le sembrava di essere una pantera che avrebbe potuto mangiarsi chiunque. Le piaceva il suo corpo, e si sentiva bella, come non si era sentita mai prima di allora. Molti erano gli uomini che l’avevano corteggiata negli ultimi due anni e che l’avevano invitata a cena, ma lei aveva dato solo a Robert Harrison questo onore, arrossendo sull’ascensore mentre rispondeva di sì, tutta emozionata, alla sua proposta. Le piaceva da morire. Amava come la guardava, il suo modo di fare, a volte un po’ goffo ma che lasciava trasparire una dolcezza e una spontaneità talmente rare da sembrare quasi un retaggio di altri tempi, di meravigliose epoche passate dove l’uomo non doveva rincorrere l’idea di bellezza odierna, composta da muscoli e arroganza, pelle abbronzata e tatuaggi. Tutto era successo di colpo, quando meno se l’aspettava. Sull’ascensore, mentre saliva al terzo piano dove si trovava il suo ufficio, lui, che lavorava al piano di sopra, l’aveva fermata e le aveva chiesto se il solito caffè non poteva trasformarsi in una cena, senza impegno. Poteva scegliere lei il giorno che preferiva, sarebbe andato a prenderla sotto casa all’ora prestabilita. E così la sera dell’appuntamento era arrivata e lei stava finalmente andando da lui, che l’aspettava con dieci minuti d’anticipo proprio fuori dalla porta di casa con un mazzo di fiori in mano. Aveva sbirciato dalla finestra per controllare se era veramente Robert perché ancora non ci credeva, non capiva come era possibile che la sua vita fosse cambiata così tanto in così poco tempo.

Mentre faceva colazione la mattina dopo, ancora sorrideva al ricordo della piacevole serata, terminata con un romantico bacio sotto casa, un bacio rubato come se fossero ancora studenti delle superiori, con lei che doveva rincasare prima di mezzanotte, altrimenti avrebbe dovuto subire le ire di suo padre. Si erano salutati timidamente mentre lui tornava alla sua macchina, tutto contento. Certo era solo l’inizio, erano usciti solo una volta, ma il futuro radioso che le si dischiudeva innanzi era un regalo che non si aspettava. Le sembrava di vivere un sogno che finalmente era diventato realtà. E mentre era persa a fantasticare su cosa avrebbe detto quando si fossero rivisti, riapparvero nuovamente quei vecchi ricordi, e tra tutti il giorno in cui la sua vita cambiò per il meglio.

Stava facendo colazione una mattina prima di andare al lavoro, con il suo solito umore nero. Non le piaceva affatto il suo lavoro, non le piacevano i colleghi, non le piaceva il suo capo. Odiava i suoi vestiti e la sua immagine allo specchio. I suoi vecchi compagni di scuola l’avevano presa in giro talmente tanto dicendo che era brutta e grassa che aveva perso la voglia di curarsi e tenersi. Si sentiva come imprigionata nel suo corpo, una prigione inverosimile di carne e ossa che non riconosceva e da cui non poteva sfuggire. Poi, mentre affogava la sua depressione in una colazione ipercalorica maledicendo la giornata che le aspettava, una voce alla radio calamitò la sua attenzione. Era un programma di interviste in cui le persone potevano chiamare lo studio e raccontare le loro esperienze di vita, solitamente terribili. Le tirava un po’ su il morale sentire che c’erano altre persone come lei, e che non era l’unica a vivere una vita così triste, anche se, nel suo subconscio, era sicura di essere la più sfortunata di tutte. La radio gracchiò prima di lasciar comparire, come se provenisse da un altro mondo, la voce dell’ennesima intervistata. Ciò che attirò subito la sua attenzione era il tono di voce, che al contrario di tutte le altre trasmesse quella mattina questa esprimeva calma, calore e sicurezza. “La mia vita è cambiata da quando ho capito che l’idea di bellezza che questo sistema ci ha insegnato non corrisponde alla realtà. Questa società ci ha fatto il lavaggio del cervello. Fin da bambini siamo stati sottoposti a numerosi messaggi pubblicitari che ritraggono donne perfette, con gambe lunghe, magre e seno abbondante, e con un sorriso stampato sul viso come volesse dire – solo se diventate belle come me sarete felici – e tutte noi per anni e anni ci siamo torturate per potervi assomigliare, per poter assomigliare alle modelle delle riviste. Ciò che ti ammala l’anima non è una frase di una sera, ma è un continuo martellamento, giorno dopo giorno, di un messaggio che anche se falso ti entra dentro come un virus e si impossessa del tuo cervello. La vera domanda che dobbiamo farci allora è – quello che pensiamo viene veramente da noi? o la maggior parte dei nostri pensieri sono il frutto dei mille condizionamenti ricevuti da quando siamo nati? – La bellezza, la vera bellezza, ne sono convinta, viene da dentro di noi, non da fuori. Quando una persona è felice, sta bene con se stessa, è contenta del proprio corpo, qualunque esso sia, non può che esercitare un effetto magnetico verso le altre persone. La gente è attratta dalla bellezza interiore, dall’energia positiva e magnetica generata dalla felicità, dai sorrisi, dalla semplicità di mostrarsi per come si è realmente, senza maschere. La realtà è che siamo tutti insicuri di noi stessi, e che per ottenere un po’ di autostima e riconoscimento desideriamo ardentemente piacere agli altri, è una nostra necessità. E per fare questo indossiamo delle maschere, recitiamo i personaggi che non siamo. Vogliamo piacere, essere desiderati, in modo da sentirci accettati e amati. Facciamo così perché sostanzialmente siamo noi i primi che non ci amiamo, che non ci accettiamo e che non ci desideriamo. Di conseguenza si crea un vuoto dentro che vogliamo colmare assolutamente. L’avere tante amicizie, l’essere cercati, il ricevere messaggi sul cellulare, l’essere invitati alle feste… diventa un modo in cui misuriamo nevroticamente il nostro successo. E per chi non è dotato di un corpo bello e sano da madre natura rimane solo l’oblio? Ci sono donne che si sentono talmente a disagio con loro stesse che smettono anche solo di sperare di poter essere attraenti. Ci sono donne che smettono di uscire di casa, di avere contatti con gli altri, perché temono di ricevere l’ennesimo rifiuto, l’ennesima conferma che sono brutte. Tutti noi, uomini e donne, cerchiamo disperatamente di piacere agli altri. E nel fare questo siamo estremamente goffi. Tutti, ognuno a modo suo. Ci sono donne fragili come un cristallo, che pur avendo un bel corpo passano ore davanti allo specchio per capire se lo sono abbastanza, e talvolta ricorrono alla chirurgia plastica, per rifarsi il seno, il naso o le labbra. Altre alle quali basta un rifiuto per cadere in profondi stati depressivi dal quali riemergere solo con l’ausilio di psicofarmaci. Tutto ciò è estremamente triste, perché non abbiamo capito che la vera bellezza è da conquistare dentro noi stessi. La vera bellezza nasce da dentro, quando finalmente abbiamo fatto pace con noi, ci accettiamo per quello che siamo, e smettiamo di ostentare la sicurezza che in fondo non abbiamo e che probabilmente non avremo mai. La bellezza del fiore sta nella sua fragilità e nel suo modo di mostrarsi per quello che è, noncurante delle tempeste e della grandine, delle stagioni, del freddo e delle arsure estive. Il fiore si dona al mondo, fragile e bello, senza la paura del futuro e del suo destino, senza paura di farsi male. Così noi donne dovremmo essere! Davvero dovremmo accettarci di più, sorridere nell’anima e vivere la vita con quello che abbiamo. Il nostro corpo è il tempio della nostra anima. Se curiamo l’anima e ne abbiamo assoluto rispetto, ci verrà spontaneo curare anche il corpo. Per questo credo fermamente nella frase che dice che il corpo tende ad essere specchio dei nostri pensieri, preoccupazioni ed emozioni, tende ad essere specchio del nostro mondo interiore. Chi è sempre imbronciato e negativo non solo emanerà un’aura pesante attorno a lui ma tenderà anche a trasformare il suo corpo in qualcosa di simile, semplicemente perché smetterà di averne cura. Come la casa, che quando si smette di sistemare e curare si impolvera e si accumula di oggetti, diventa disordinata e sporca, così anche il corpo quale tempio della nostra anima se non lo curiamo si imbruttisce e si deteriora. Per diventare belli dobbiamo ritornare dentro di noi e urlare al mondo che anche noi abbiamo voglia e abbiamo il diritto di sentirci belli. Ma non belli per finta, non belli ma di cristallo che basta un niente e ci cade il mondo di nuovo addosso, ma belli per davvero, noi vogliamo e abbiamo il diritto di sentirci belli in profondità, fin dentro ogni nostra cellula, stamparlo nel nostro DNA! Possiamo sentirci così nonostante il parere degli altri e tutti i messaggi della pubblicità. Solo allora il nostro stare bene interno innescherà un circolo virtuoso che si autoalimenterà. Cominceremo a curare la nostra anima, che essendo bella avendo il diritto di sentirsi bella, in quanto venendo da Dio non può che essere meravigliosa, si libererà lentamente dai pensieri negativi, dalle ansie e dalle preoccupazioni. Poi cominceremo a curare il nostro corpo che dovrà essere sempre pulito e profumato, lo vestiremo anche con vestiti puliti e profumati e faremo dell’attività fisica per rafforzarlo, così che diventerà più bello e più sano. Le emozioni lentamente cambieranno, e non saranno più negative, ma cominceranno ad essere positive, lentamente un poco alla volta, ma le cose cambieranno, e più le emozioni saranno positive più saremo felici e più saremo felici più ci sentiremo sani e forti, e più ci sentiremo sani e forti più ci sentiremo belli e la nostra anima sarà ancora più felice. Dobbiamo stare attenti ad innescare questo circolo virtuoso e non il suo opposto che conduce all’avvizzimento dello spirito e del corpo. Infatti, se ci lasciamo sopraffare dalle emozioni negative, se ci sentiamo di non valere nulla e crediamo a questi pensieri, e li seguiamo, tenderemo a lasciarci andare, così il corpo non curato si indebolirà, tenderà ad ammalarsi e saremo ancora più depressi. Più saremo depressi più non cureremo il nostro corpo, fino a fargli mancare le cose base, come la pulizia e la dignità di essere vestito bene, con abiti puliti e profumati. Costa fatica essere sempre puliti, profumati e in forma, ma sono tre cose fondamentali che possiamo e dobbiamo fare per il tempio della nostra anima, che è la cosa più preziosa che abbiamo.”

Quelle parole le entrarono dentro come un fulmine a ciel sereno. Qualcosa si squarciò dentro di lei mentre si sentiva così perfettamente descritta da quel discorso che illuminata decise che era ora di fare un cambiamento. Un grande cambiamento. Non andò al lavoro quella mattina, si diede per malata. Andò invece, rischiando la visita del medico del lavoro, a comperarsi degli abiti nuovi. Poi, tornata a casa si cambiò, andò a fare una corsa, si fece una doccia e tornò in cucina. Aprì il frigorifero e gettò via tutto il cibo insalubre a cui era avvezza, via tutti i formaggi e le cose grasse e pesanti che faceva fatica a digerire, e lo riempì di frutta e verdura. Così fece anche nella dispensa che riempì di cereali integrali e legumi gettando le merendine confezionate ipercaloriche e rivestite di cioccolata. Poi si dedicò a pulire la casa. Aveva lavorato tutto il giorno ma in un solo giorno era riuscita a dare una svolta netta nella sua vita. Ora le aspettava solo la sfida più grande, quella della costanza e di non ricadere più nella pigrizia e nelle cattive abitudini di prima. Così decise di iscriversi in palestra ad un corso di ginnastica, in modo da essere più incentivata a fare dell’attività fisica, e ogni giorno dedicava 15 minuti al mattino appena sveglia, sedendosi a gambe incrociate, a ringraziare il mondo di essere viva e di poter godere del miracolo della vita anche quel giorno. Ricordava quindi a se stessa la sua determinazione di cambiare stile di vita. Cascasse il mondo, lei si alzava ogni mattino 15 minuti prima per fare questo esercizio, e mano a mano che lo faceva la sua volontà si rafforzava e le dava la forza e l’energia di perpetuare questo cambiamento.

Fu così che cominciò a riacquistare il piacere di vivere, di stare con gli altri, di andare al lavoro, di parlare con i colleghi. Cominciò a sentirsi bella, ad accettare la sua femminilità e viverla con tutto il suo corpo. Cominciò a sentirsi attraente, a curarsi sempre di più, a truccarsi delicatamente con gusto e mai con eccesso. L’attività fisica cominciava a farla dimagrire, sebbene per ritornare in perfetta forma ci sarebbe voluto ancora del tempo cominciava però a sentirsi decisamente tonica il che le dava un piacevolissimo senso di benessere. Cominciò a sorridere. Sempre di più. E le persone si avvicinavano a lei, cominciavano a cercarla, ad invitarla fuori, ad uscire. E oggi aveva un mazzo di fiori sul tavolo, un messaggio sul telefono del buongiorno da Robert e una gran voglia di vivere un’altra splendida giornata che chissà quali magie le avrebbe portato. Era felice.

Giacomo Cestari

Global warming explained

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global-warming

Giacomo Cestari

Discriminazione: articolo 3 della costituzione

Un principio di fondamentale importanza, e materia di dibattito in tutta Italia negli ultimi mesi, riguardo allo scandalo della professoressa licenziata perchè lesbica, è quello della uguaglianza e dei pari diritti, garantiti peraltro doverosamente dalla nostra costituzione. L’articolo 3 primo comma recita: « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali »
Anche la legge Mancino aiuta a far chiarezza in merito. La legge di riferimento n. 205 del 1993, detta “antinaziskin” assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. L’orientamento sessuale, dopo un lungo dibattito, fu deliberatamente lasciato fuori dalla formulazione e chiarito però in un secondo passaggio ben dieci anni dopo con l’emanazione del Decreto Legislativo n. 216 del 9 luglio 2003, in attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
Essendo cresciuto in uno stato democratico che si può vantare di avere una splendida costituzione, ricca di valori etici e condivisi ampiamente, sono propenso a pensare che tutte le minoranze vadano tutelate. Non è giusto discriminare le persone per il loro credo religioso, per il loro orientamento sessuale, per le loro idee politiche.

Ora voglio calarmi nei panni di un musulmano padre di famiglia. Il suo culto non si ferma e non è perimetrato al solo luogo di preghiera, ma come tutte le religioni, viene incarnato anche nella vita di tutti i giorni, non mangiando carne di maiale, pregando a determinati orari durante il giorno eccetera eccetera. E’ comprensibile e normale che abbia desiderio che suo figlio venga cresciuto con determinati valori e che desideri quindi mandare suo figlio in una scuola musulmana. Siccome lo stato non può garantire un’istruzione musulmana statale, perché implicherebbe per forza dei conflitti di ideologie sulla gestione della struttura, dalla scelta del personale alle attività proposte, ha lasciato libertà alle varie minoranze di costruire le proprie scuole e di autogestirle, secondo le direttive (leggi) dello stato in materia di istruzione. Questo sistema va senz’altro incontro ad altri conflitti, economici e ideologici. Prendiamo ad esempio le scuole private cattoliche. Da molto tempo ci si lamenta dei contributi che vengono annualmente erogati a questi enti perché si crede che godano già di situazioni finanziarie positive, grazie alle rette pagate dalle famiglie, e che quindi si stia discriminando la scuola pubblica statale indirizzando i contributi là dove non servano. Ora, facendo riferimento al principio di uguaglianza dell’articolo 3 della costituzione, vorrei chiedervi: siete contenti di avere la libertà di poter mandare vostro figlio in una scuola priva di alcun orientamento religioso? Se vi rispondete di sì, la seconda domanda è: perché non volete dare questa libertà anche a chi è cattolico piuttosto che musulmano e desidera mandare il figlio in una scuola che abbia invece un orientamento religioso ben definito? Alcuni potrebbero dire che l’errore in questo ragionamento sia proprio il permettere l’esistenza di scuole che abbiano un qualsivoglia orientamento, e far sì che tutta l’istruzione sia statale. Così facendo però stiamo discriminando (contravvenendo all’art 3 della costituzione) chi è religioso non permettendogli di esprimere liberamente il suo credo e di seguirlo fino in fondo.

O è l’interpretazione dell’articolo 3 che non funziona messa così? Non credo che l’interpretazione di tale articolo a livello legislativo sia da perseguire incentivando l’omologazione totale delle persone nei molteplici aspetti delle loro vite, ma incentivando ognuno a sentirsi libero di esprimersi liberamente perché i suoi diritti sono garantiti a prescindere. Credo che l’articolo incentivi una convivenza pacifica di diverse ideologie all’interno dello stesso stato, garantendo ad ognuno, indipendentemente dal suo credo, i diritti di base, sanità, istruzione… e la piena libertà di essere ed esprimersi anche se diversi. Allo stesso modo è tutelato il musulmano, il cristiano, l’ebreo il buddista e l’ateo, allo stesso modo sono tutelati omosessuali ed eterosessuali, allo stesso modo le persone indipendentemente dal colore della loro pelle. Andando nello specifico, è giusto che abbiano pari diritti e tutele l’ignorante e l’erudito, e persone che abbiano idee diverse su diversi argomenti. Pari diritti devono essere garantiti a chi è contro gli immigrati e a chi è a favore, a chi è contro i cristiani e chi è a favore, a chi è contro l’aborto e chi è a favore, a chi è contro l’omofobia e chi è a favore, a chi è contro il razzismo e chi è a favore. Fa male dirlo, è brutto ammetterlo, ma se riservassimo diritti diversi per chi, per la sola sua ideologia espressa e non per atti o azioni, non la pensa nel modo “giusto”, staremmo discriminando noi stessi per le idee diverse delle persone e contravvenendo all’articolo 3 della costituzione. Quindi dobbiamo rispettare anche i musulmani favorevoli alla poligamia, e lo stesso rispetto deve andare ai cristiani, anche se contrari all’omosessualità. Se non discriminiamo per le idee o per il credo, e permettiamo che anche musulmani e cristiani abbiano luoghi di culto e la libertà di poter mandare il loro figlio in una scuola con un orientamento religioso ben definito, dobbiamo anche accettare e permettere che queste scuole siano costruite e gestite secondo i loro valori, benché discutibili. A meno che non vogliamo ridiscutere la costituzione e i principi che enuncia. Se la costituzione rimane un atto “intoccabile” in questo senso, dovremmo parlare anche del lato economico che questo ragionamento comporta. Infatti, se come è giusto diamo la libertà all’ateo di mandare il figlio in una scuola atea e di non pagare la retta, in quanto scuola pubblica finanziata interamente dallo stato, dovremmo a rigor di logica finanziare interamente anche le scuole private per permettere anche ai cristiani piuttosto che ai musulmani di poter mandare i loro figli a scuola senza pagare alcuna retta. Come sappiamo invece lo stato copre solo la metà dei costi delle scuole private, che devono chiedere alle famiglie di pagare una quota annuale per poter garantire il servizio di istruzione. Risultato? Numerose scuole private stanno chiudendo perché la crisi si sente e i soldi per le rette scarseggiano. Molte persone non possono avere per il proprio figlio un’istruzione cattolica perché non possono permettersela. Vi sembra equo? L’ateo manda i propri figli a scuola ed è contentissimo perché non paga alcuna retta, musulmani cattolici…invece non hanno lo stesso trattamento. Figurarsi se non ci fossero quei pochi finanziamenti statali di oggi! Le rette verrebbero raddoppiate, le scuole si svuoterebbero.

E tutto questo accade perché lo stato non può gestire scuole cattoliche piuttosto che musulmane assicurando il rispetto dei valori religiosi e i principi costituzionali al tempo stesso. Come dovrebbero assumere ad esempio il personale scolastico? Indipendentemente dal credo? Vi sembra gestita bene una situazione dove, per non discriminare sul posto di lavoro i diversi professori rispettivamente al loro credo si arrivasse ad una situazione che vede un musulmano insegnare in una scuola cattolica, il cattolico in quella atea e l’ateo nella scuola musulmana? Allora però se lasciamo la gestione nelle mani dei privati e permettiamo ai cristiani di gestirsi le loro scuole dobbiamo permettere che le gestiscano secondo i loro valori. In materia di personale la responsabilità viene passata saggiamente dallo stato alle scuole.

Lo stato se ne lava le mani, perché sa bene che è un paradosso. L’articolo 3 obbliga lo stato a dare pari trattamento a tutti, deve pertanto permettere che ci siano scuole o aziende con orientamenti religiosi diversi, pur sapendo che le assunzioni del personale vengono fatte in base a valori non condivisi dalla costituzione, ossia discriminando a seconda del credo. Se non permette che ci sia questa convivenza di religioni è lo stato che discrimina le minoranze, se permette alle minoranze di esistere saranno le minoranze nella gestione delle loro scuole e aziende che discriminano chi non fa parte delle minoranze stesse. Se lo stato non permette alle minoranze di avere le loro scuole o aziende è lo stato che discrimina, se lo stato lo permette saranno le aziende e le scuole che discrimineranno. Qual è il rimedio che si è trovato? Oggi le cose funzionano un po’ così: è lecito discriminare basta che non si sappia. Nel senso che le scuole private e le aziende che hanno un orientamento religioso, qualora debbano licenziare del personale perché non conforme alle ideologie religiose ivi presenti, lo facciano pure ma motivando il licenziamento in altro modo, così formalmente non c’è nessuna violazione dell’articolo 3 della costituzione. E se succede che viene esplicitato? Qualche articolo sul giornale, un po’ di scalpore a livello nazionale, poi si mette via la cosa, perché il paradosso in questo caso è insito nel sistema stesso e non risolvibile, se non cambiando la costituzione stessa.

Ma come si fa a modificare un articolo importante e condiviso da tutti come questo? 

Bella domanda, intanto gestiamola elasticamente, perché è l’unico modo.

Mare in tempesta

Lei ha un mare in tempesta oggi
che sbatte sugli scogli, sfascia
le barche ormeggiate al molo,
e porta l’immondizia sulla spiaggia.

Si sente sporca, immersa quasi
in un desiderio di rovina,
quale vendetta sarebbe distruggersi,
infangare per sempre, finalmente,
ciò che gli altri amano di lei stessa?
– Dov’è il fondo – si chiede,
– proverò piacere a raggiungerlo?-

-Voglio la solitudine più dura secca
e arida che persino l’argilla crepata
impallidirebbe al suo cospetto,
solo quando mi sentirò veramente
abbandonata nell’universo
dopo aver allontanato chi mi ama,
la mia rabbia riuscirà a gridare
alle montagne e ai venti il mio dolore
e solo allora riuscirò a svuotarmi
l’immondizia di questo mare in tempesta –

La rabbia, maledetto mondo che l’hai
repressa a tal punto che oggi la si discrimina,
così viene temuta a tal punto
che costretta al subconscio muove
l’essere all’autodistruzione, non sia mai
che nel rancore incatenato
ci si muova davvero verso l’amore
perché l’odio rischierebbe di sparire e
le lacrime invaderebbero gli occhi.

Abbiamo tutti bisogno di piangere fuori
gli abissi più oscuri del nostro spirito.

Giacomo

Chicchi rossi di Melograno

è con grande piacere che vi do questa notiziona!!

copertina

Il libro è acquistabile in internet sul sito della casa editrice oppure direttamente da me.

I soldi che raccoglierò dalla vendita delle copie in mio possesso andranno alla comunità comboniana di Tabligbo, Togo.

Alla ricerca degli elementi

Crepata terra secca, argillosa
che nel fango della pioggia
muta e cambia forma, Pericle
ascoltava il suo sudore
decidendo le sorti di Atene.

Onda-suono del grido di cento
persone che reclamano libertà,
il martello dei sospiri d’acciaio
nelle luci di un palcoscenico,
improvvisazione d’ascolto.

Giacomo

Onde lunghe

Onde d’oceano,
libertà e pace
il vento e la luna
m’emoziona
l’energia della vita.

L’arte del vivere
nella magia del gesto,
una mano che si muove
come nell’acqua,
il fuoco di una parola,
non c’è meta preclusa
all’argentea spada
sfoderata dell’anima.

Giacomo

Finestra aperta

Rosa-saetta, cirri alti di petali:
nel cielo un tripudio interiore.
L’attimo finestra si è aperto
ancora per cambiare l’aria
di questo presente stanza.
Va smossa l’inedia conservatrice,
lei ama le ragnatele perenni
la sicurezza stantia della polvere.

Uscire e scendere

Uscire di qui,
adesso,
uscire dal mercato,
uscire dal tempio,
uscire di casa,
uscire dal cuore,
uscire dai ricordi,
dalle stagioni
dalla terra
dai sogni,
pensieri,
rimorsi,
desideri,
uscire,
pensa solo ad uscire.

Scendere allora
da me stesso,
scendere dal tempo
e dalla sofferenza,
scendere da te,
dalla voglia di farti stare male
per ricambiare il dolore,
scendere dai sensi di colpa
dall’egoismo
dalle paure
dagli istinti,
debolezze
rimpianti
emozioni
scendere,
di nuovo:
pensa solo a scendere.